Primo Ministro indiano appello alla pace

Il primo ministro indiano Manmohan Singh, ha sollecitato a mantenere la calma dopo il brutale stupro di gruppo di una giovane donna a bordo di un autobus, che ha scatenato violente manifestazioni per le strade di New Delhi.

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Il primo ministro indiano Manmohan Singh si è appellato alla popolazione dopo la crescente ondata di indignazione pubblica per lo stupro di gruppo di una giovane donna che ha portato a scontri tra polizia e manifestanti nel cuore della capitale durante il fine settimana. Singh, che ha affrontato le feroci critiche a causa del silenzio a riguardo della faccenda dello stupro, ha promesso azioni contro quello che ha definito un crimine “mostruoso”. La vittima 23enne, che è stata aggredita e poi gettata da un autobus in movimento a Nuova Delhi, rimane in ospedale in condizioni critiche.

“Mi appello a tutti i cittadini a mantenere la pace e la calma. Vi assicuro che faremo tutti gli sforzi possibili per garantire la sicurezza e delle donne in questo paese”, ha dichiarato Singh in un discorso televisivo alla nazione.

La polizia ha barricato le strade che portano all’India Gate, un imponente Arco di Trionfo in stile monumentale ai caduti nel centro della città, che è diventato il centro delle proteste da parte degli studenti universitari. Molte stazioni della metropolitana avvolte dalla nebbia cittadina  sono state chiuse, ostacolando i movimenti in città di 16 milioni di persone. L’indignazione per lo stupro e per la lenta ed inefficace risposta è ciò che ha mosso verso la piazza e ad alzare le proprie voci molti manifestanti e commentatori politici, azione che ha oscurato la visita ufficiale dal presidente russo Vladimir Putin. Le autorità indiane hanno affermato che la conferenza stampa congiunta di Singh e Putin sarebbe stata spostata presso la residenza del primo ministro invece che nei pressi del’Indian Gate.

Lo spasmo della violenza durante il fine settimana ha visto le forze di polizia utilizzare manganelli, gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti in tutta la città. Le proteste sono avvenute anche in altre città indiane, ma sono state più tranquille. La ferocia delle manifestazioni nella capitale, spinte dal dilagare dei social network, sembra abbia colto di sorpresa il governo. Singh ha fatto il suo primo commento sulla violenza in una dichiarazione di Domenica, una settimana dopo l’evento.

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Nuova Delhi ha il più alto numero di crimini sessuali tra le principali città indiane, con una violenza  in media ogni 18 ore, secondo i dati della polizia.

Cos’è Poke, la nuova app di Facebook

È solo per iPhone e serve per inviare messaggi, foto e video che si autodistruggono dopo pochi secondi dalla loro lettura: come funziona

poke Nella serata di venerdì 21 dicembre, Facebook ha diffuso una sua nuova applicazione per iPhone che si chiama Poke. Serve per inviare ai propri amici sul social network messaggi istantanei, che si autodistruggono a pochi secondi di distanza da quando vengono letti dal destinatario. Il nuovo sistema ricorda molto Snapchat, una applicazione che sta riscuotendo un discreto successo soprattutto negli Stati Uniti e che serve per inviare da smartphone a smartphone fotografie che si cancellano da sole dopo essere state viste.

Come funziona
Al momento Poke è solamente disponibile per iPhone e può essere scaricato direttamente dall’App Store di Apple. Dopo l’installazione, l’applicazione verifica se lo smartphone è già collegato a un account Facebook e chiede se usare quelle credenziali per configurarsi automaticamente. Poke consente di fare poche cose e molto essenziali, e come per Snapchat questa caratteristica potrebbe essere alla base del suo successo.

L’applicazione mostra diverse opzioni per l’invio e la condivisione di altrettanti contenuti. È possibile inviare un messaggio, una fotografia o un video. Oltre a comporre il proprio messaggio, l’utente indica per quanti secondi (1, 3, 5 o 10) il contenuto potrà essere letto dopo l’apertura prima di distruggersi automaticamente. Una quarta opzione permette anche di inviare i classici “poke”, quelli disponibili da tempo sul social network e che servono per richiamare l’attenzione di un proprio amico, picchiettandolo simbolicamente sulla spalla. Terminata la composizione del contenuto, basta selezionare il destinatario tra i propri amici e inviare il tutto, in attesa di una probabile risposta.

Il sistema può essere usato solamente da iPhone a iPhone e non interessa quindi la versione web di Facebook. È probabile che in futuro alla app per i soli smartphone di Apple se ne aggiunga un’altra per Android, il sistema operativo per dispositivi mobili di Google, o per Windows Phone di Microsoft.

Applicazioni come Poke sono state criticate per favorire la condivisione di immagini ritenute poco appropriate, spesso a sfondo sessuale, da parte degli utenti. Per questo motivo quelli di Facebook hanno previsto un sistema per segnalare i contenuti che gli utenti ritengono inopportuni. Il fatto che i contenuti si autodistruggano entro pochi secondi è secondo molti il principale incentivo per inviare foto o messaggi discutibili. Altri detrattori ricordano che basta effettuare lo screenshot dello schermo del proprio iPhone per salvare il contenuto ricevuto, prima della sua autodistruzione. Poke avvisa comunque gli autori dei messaggi se i loro riceventi effettuano uno screenshot della cosa che hanno inviato.

 

FONTE: ilpost.it

 

L’Avenue Verte London – Paris, in bicicletta

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E’ nata la pista ciclabile che collega la capitale francese e quella inglese: un meraviglioso viaggio di 400 km con passaggio in ferry boat per attraversare la Manica

Probabilmente è presto per parlare di viaggi di primavera, ma la notizia farà brillare gli occhi a tutti gli amanti del cicloturismoParigi e Londra sono ora collegate da una lunghissima pista ciclabile. Partendo dalla Cattedrale di Notre Dame si arriva al Westminster Bridge, attraversando meravigliosi paesaggi della campagna normanna e inglese, tra pascoli, mulini a vento, boschi, pittoreschi villaggi dove il tempo sembra essersi fermato al tempo degli impressionisti. Il tratto del Canale della Manica si attraversa in traghetto. La pista ciclabile di 400 km denominata Avenue Verte nasce sfruttando i percorsi delle vecchie ferrovie abbandonate, sistema non nuovo nei due Paesi, e piccole strade di campagna. In Inghilterra si percorrono circa 160 km, mentre in Francia 240, con opzione di passaggio per Beauvais che lo allunga di 70 km. Occorrono dai 4 ai 7 giorni per percorrere l’intera pista, ma ovviamente ci si può organizzare con tappe intermedie o percorsi ridotti. Le autorità francesi hanno inoltre dichiarato che a breve il tragitto sarà implementato di nuove corsie. Per tutti i dettagli consultate il sito ufficiale AvenueVerteLondonParis.

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Dove evitare la fine del mondo

Ci sono due località, una in Francia e una in Italia, che dovrebbero sfuggire alla profezia dei Maya: Bugarach e Angrogna

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Come immaginate la fine del mondo? Grandi esplosioni, inondazioni, terremoti, voragini? Qualsiasi sia la vostra visione dell’Armageddon che si dovrebbe verificare tra poco più di una settimana, sappiate che qualcuno ha già scoperto come salvarsi. Non in cima ad una piramide Maya, nemmeno al centro del cerchio di megaliti a Stonehenge, né tantomeno ai piedi dei Moai dell’Isola di Pasqua. La salvezza è molto più comoda e vicina, talmente comoda che offre due scelte:Bugarach, in Francia tra Carcassonne e Perpignan, e Pradeltorno, frazione di Angrogna, in Piemonte.
Queste due località minuscole, abitate da poche centinaia di abitanti, non verranno sconquassate dall’Apocalisse, che evidentemente si fermerà un centinaio di metri più a valle, visto che si tratta di due paesini di montagna (Pirenei francesi e Val Pellice, Alpi Cozie). Da cosa nasca la loro presunta salvezza è un mistero, ma qualcuno già da anni ha cominciato ad indicare i due luoghi come i predestinati a sopravvivere al 21 dicembre 2012. Diverse storie e leggende ammantano di fascino Bugarach e Angrogna.

Per quanto riguarda il paesino francese, è da decenni che il turismo esoterico fa tappa lì, essendo considerato un luogo magico ed energetico, in particolare per la presenza del Picco di Bugarach, montagna che dal punto di vista geologico presenta una strana conformazione. Secondo molti, gli aerei che sorvolano la zona vedono improvvisamente andare in tilt la strumentazione di volo, secondo altri non sono nuovi gli incontri ravvicinati con extraterrestri, secondo altri ancora, le grotte che il monte racchiude sono pregne di energia esoterica. Grandi nomi del cinema e della letteratura come Victor Hugo, Jules Verne e in tempi recenti Stephen Spielberg hanno soggiornato nella località pirenaica, traendone ispirazione per le loro opere.

Meno ‘new age’ il fascino di Predeltorno-Angrogna, ma comunque identificata come località magica per i rituali che un tempo avrebbero compiuto i Valdesi, confessione protestante un tempo considerata eretica, che ha trovato in Val Pellice il suo rifugio alle persecuzioni. Ad unire le sorti di questi due paesini montani, un grande, inestimabile fattore comune: sarebbe passato di qui (e secondo alcune versioni si sarebbe proprio fermato) il Sacro Graal. C’è chi pensa si trovi ancora a Bugarach, chi dice che giaccia in Piemonte, fatto sta che il calice sacro è stato ‘avvistato’ in entrambe le località.

Per quanto riguarda il piccolo borgo italiano, la vita non è cambiata molto se non per qualche curioso, qualche turista in più o magari giornalista che fa domande riguardo alla profezia dei Maya. Tuttavia per la località francese il discorso è molto più serio: il turismo da fine del mondo ha letteralmente invaso Bugarach! Centinaia di visitatori, tanto che i pochissimi alberghi del luogo (circa 2) sono sempre strapieni, un villaggio tranquillo e pacifico che di colpo vive frenetico come una metropoli, con tanto di speculatori: i prezzi delle case sono preoccupantemente saliti, e addirittura per gli affitti di camere si leggono cifre da capogiro, neanche fossero gli Champs Elysée o Times Square a Capodanno. Il sindaco Jean-Pierre Delord sta cercando in tutti i modi di scoraggiare i turisti da Apocalisse, e le sue dichiarazioni diventano ogni giorno più arrabbiate. Ironia della sorte, potrebbe essere proprio la profezia della non-fine del mondo a cambiare per sempre la vita dell’unico paese che sopravvivrà.

 

FONTE: stile.it/viaggi

I fratelli Grimm, 200 anni dopo

Ai due linguisti e filologi tedeschi è dedicato il doodle di Google di oggi, per il bicentenario delle loro “Fiabe del focolare”

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I fratelli Grimm sono i protagonisti del doodle di Google di oggi. Al posto del tradizionale logo della società, nella homepage del motore di ricerca c’è un racconto per immagini di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe più conosciute raccontate dai due fratelli, per ricordare i 200 anni della pubblicazione delle loro “Fiabe del focolare”.

Come dimostra il doodle di Google di oggi, i fratelli Grimm sono principalmente ricordati per le loro “Fiabe del focolare”, l’antologia di fiabe raccolte tra il 1812 e il 1815. Nei primi anni dell’Ottocento, Jacob e Wilhelm dedicarono molto tempo alla ricerca e alla trascrizione dei miti e delle leggende della tradizione germanica. Le fiabe erano tramandate da secoli quasi esclusivamente in forma orale, ma la tradizione stava iniziando a perdersi e c’era il rischio concreto che quei racconti potessero sparire dalla memoria del paese. I Grimm ne erano consapevoli e si diedero da fare per recuperare e mettere su carta quei racconti prima che fosse troppo tardi.

Il primo volume delle “Fiabe del focolare” metteva insieme 86 fiabe diverse. L’opera fu progressivamente ampliata con l’aggiunta di nuovi racconti fino a contenerne oltre 200. Le edizioni più recenti riportano di solito due sezioni distinte con circa 200 fiabe e una decine di “leggende per bambini”. Molti dei racconti che abbiamo sentito o letto nella nostra infanzia derivano direttamente o sono adattamenti delle fiabe dei Grimm. Tra i titoli più conosciuti e ricorrenti ancora oggi nella nostra cultura contemporanea, anche grazie alle trasposizioni cinematografiche a partire dai film di animazione Disney, ci sono “Raperonzolo”, “Hansel e Gretel”, “Cenerentola”, “Cappuccetto Rosso” – cui è dedicato il doodle di oggi, “Biancaneve”, “Il ricco e il povero” e “Il gatto con gli stivali”.

 

ilpost.it

“Né Assad né l’Opposizione possono vincere”

Secondo il vice presidente siriano Farouq al Sharaa ne le forze ribelli, che cercano di rovesciare il governo, ne il presidente potranno vincere la guerra civile senza una soluzione negoziata.

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Il vice presidente siriano ha riconosciuto che l’esercito non può sconfiggere le forze ribelli che cercano di rovesciare il regime e ha chiesto un “accordo storico” per salvare il paese dalla rovina. Le rare osservazioni spontanee di Farouq al-Sharaa, un musulmano sunnita in una struttura di potere dominato dalla minoranza alawita di Assad, ha suggerito che il regime assediato può contemplare una strategia di uscita solo quando le forze ribelli si avvicineranno alla capitale, Damasco.

“Non vedo come quello che le forze di sicurezza e le unità dell’esercito stanno facendo potrà portare ad una vittoria definitiva” .

“Tutte queste forze di opposizione non possono portare al rovesciamento del regime ma solo spingere il paese nel caos e un ciclo di violenze senza fine”

“Ogni giorno che passa le soluzioni politiche e militari sono sempre più distanti. Dovremmo essere in grado di difendere l’esistenza della Siria. Non siamo più in una battaglia per difendere un individuo o un regime “.

Sharaa spinge per una soluzione politica negoziata che preveda la formazione di un governo di unità nazionale competente.

Il piano di pace di Teheran

I commenti del vice presidente coincidono con il piano di pace per la Siria delineato da dei funzionari iraniani che parlano di elezioni democratiche che portino verso l’elezione di un nuovo leader a Damasco.

Teheran è l’alleato più vicino e forse l’unico rimasto sul piano regionale ad Assad e l’iniziativa suggerisce un raffreddamento del sostegno da parte dei leader sciiti. L’iniziativa, che sarà quasi certamente rifiutata dall’opposizione siriana, è uno dei segni più chiari che la leadership iraniana sta cercando di coprire le sue scommesse e che vuol rimanere uno dei protagonisti principale negli affari siriani nel caso di un rovesciamento di Assad.

Non è chiaro se i commenti di Sharaa siano stati cronometrati in coordinazione con l’iniziativa iraniana.

“Nonostante la sua retorica, Bashar al-Assad potrebbe ora contemplare una strategia di uscita, quella che gli permetterebbe di cercare rifugio all’estero, con ancora la testa sulle spalle” ha affermato Anthony Skinner, analista della società britannica di analisi del rischio Maplecroft in un’intervista. A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland ha rimarcato che la dichiarazione di Sharaa “parla della pressione a cui il regime siriano si ritrova sottoposto”. “Purtroppo, però, non è cambiato il comportamento dello stesso, tra cui la brutalità che sta infliggendo al suo popolo” ha aggiunto poi.

Figura controversa

Sharaa, 73 anni, da lungo tempo fedelissimo alla famiglia Assad, è stato una figura controversa ma importante dall’inizio del 21° mese della ribellione. All’inizio della rivolta era stato responsabile delegato per lo svolgimento del dialogo con l’opposizione in quanto abile diplomatico e musulmano sunnita, come lo sono la maggior parte dei sostenitori dell’opposizione.

E ‘apparso in pubblico alla fine di agosto per la prima volta dopo settimane che lo davano come disertore.

Sharaa ha offerto una valutazione insolitamente cupa della guerra civile ed ha anche criticato il modo in cui il governo ha gestito la crisi. In una critica velata della repressione, ha affermato che dovrebbe esserci una differenza tra il dovere dello Stato di garantire la sicurezza ai suoi cittadini e “perseguire una soluzione di sicurezza per la crisi”.

Ha continuato affermando che anche Assad non era certo di dove avrebbero condotto gli eventi ma che chi lo ha incontrato sicuramente avrà sentito che: “si tratta di una lotta lunga … e lui non nasconde la sua volontà di risolvere le questioni militarmente per raggiungere una soluzione definitiva” .

Nel mese di ottobre la leadership turca sembrava spinta verso una svolta diplomatica per promuovere Sharaa come possibile figura alla guida di un’amministrazione transitoria che guidi verso la fine al conflitto. “Non c’è leader migliore di Farouq al-Sharaa, per il momento” afferma il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, aggiungendo che Sharaa è uno dei pochi a non esser stato coinvolto nelle violenze e nei massacri.

L’opposizione siriana è profondamente frammentata e varie fazioni sarebbero probabilmente d’accordo sull’accettazione di Sharaa alla guida di un governo transitorio anche se quest’ultimo ha dichiarato che  non è alla ricerca di un ruolo.

Fonte: Al Jazeera

Stop alle armi d’assalto per gli U.S.A.

La lobby delle armi negli Stati Uniti si trova di fronte ad una nuova serie di sfide che metteranno in discussione il potere finanziario e politico.Alcuni degli alleati più importanti, infatti, hanno chiesto una legge che garantisca un controllo e una limitazione sulla vendita ed il possesso di armi, in seguito a quella che è stata una tragedia che ha investito la coscienza del popolo americano e i suoi leader. A Washington, un trio di nuovi senatori, tutti eletti con l’appoggio National Rifle Association, si sono detti pronti a mettere in discussione le leggi sulle armi. La Casa Bianca ha dato un segnale di forte sostegno al Presidente Obama per ripristinare il divieto di possesso delle armi d’assalto.

Ancora lontana, però, la nuova e tanto attesta e propugnata legge sulla regolamentazioni delle armi da fuoco anche se il mondo finanziario è già in fermento. Cerberus Capital Management, uno dei maggiori investitori nel settore, ha dichiarato di voler abbandonare il commercio delle armi. Dick Sporting Goods ha promesso che smetterà di vendere “fucili sportivi moderni”, almeno temporaneamente. Tutto questo sarebbe sembrato impossibile una settimana fa, prima che un uomo con un fucile semiautomatico uccidesse 20 studenti e sei adulti venerdì in una scuola elementare a Newtown, Connecticut, quando improvvisamente il dibattito sulle armi ha assunto più incidenza. “Non c’è bisogno di un fucile automatico per una difesa efficace a casa e di sicuro non ne hanno bisogno per la caccia”  afferma il Rep. Martin Heinrich, un senatore appena eletto nel New Mexico che ha avutol’appoggio dall’ANR. “Questo è davvero troppo potere distruttivo. E sfida il senso comune. ”

L’ NRA, che era rimasta in silenzio dopo la tragedia, ha rilasciato una dichiarazione dicendo che martedì si erano astenuti dal commentare per rispetto delle famiglie Newtown, ma è pronta ad offrire un contributo significativo per assicurarsi che questo non accada mai più. L’organizzazione ha detto che terrà una conferenza stampa venerdì a Washington.

L’industria pistola degli Stati Uniti è stato uno dei più brillanti macchie nell’economia degli Stati Uniti negli ultimi anni, anche attraverso la recente recessione. Quest’anno, collezionato 11,7 miliardi dollari di fatturato e 992 milioni dollari di profitti, secondo la società di ricerca IBISWorld.

La crisi finanziaria e l’elezione di Obama ha visto un aumento delle vendite di armi. Molti acquirenti erano preoccupati per l’aumento della criminalità nel corso della crisi e la prospettiva di nuove regole di controllo delle armi da parte dell’amministrazione Obama. Dal 2007, l’industria è cresciuta ad un ritmo 5,7 per cento annuo. L’industria ha prodotto più di 6 milioni di armi lo scorso anno – un numero che è raddoppiato negli ultimi dieci anni, secondo un rapporto di ricerca. Circa la metà di questi erano pistole, mentre i fucili costituiscono il 35 per cento del totale. Martedì, alcuni dei più grandi produttori di armi nel paese hanno visto il valore della loro azioni in caduta libera. Questo potrebbe esser causato dalla paura di nuove restrizioni sulle vendite delle armi.

Alla Casa Bianca, il segretario Jay Carney ha affermato che Obama è esplicitamente a sostegno delle varie misure richieste dai gruppi di controllo delle armi. Ha proposto una reintegrazione del divieto delle armi d’assalto, scaduto nel 2004. Il Sen. Dianne Feinstein (California) ha promesso di introdurre questo tipo di legislazione il primo giorno del nuovo Congresso che accadrà il mese prossimo.

Fonte: Washington Post

Il sacrificio al dio delle armi

“Ci hanno detto di chiudere gli occhi e di tenerci tutti per mano” racconta una bambina di nove anni al quotidiano locale, il Courant. Lei è stata fortunata e li ha riaperti. Venti dei suoi compagni in quella scuola elementare del Connecticut non li apriranno più vittime di un altro, e mai così straziante, sacrificio umano offerto sull’altare del dio revolver.

Tocca riscrivere ancora una volta – ma questo volta con il cuore in gola di chi ha, come me, nipoti in una scuola americana identica a quella dell’ultima strage degli innocenti – una storia che abbiamo scritto troppe volte. E che sicuramente, infallibilmente come la mira di chi spara su un piccolo gregge di bambini stretti gli uni agli altri con gli occhi chiusi, dovremo scrivere e leggere ancora.

Il Dio americano delle armi è insaziabile. Poiché su di esso, sulla canna dei primi schioppi ad avancarica, poi sulle “six shooter”, le Colt a sei colpi e sulle Winchester, gli Stati Uniti sono stati costruiti nel territorio del Nord America molto prima che si parlasse di leggi e di Costituzione, esige dai proprio adoratori e figli sempre più vittime, sempre più giovani e tenere, in un tributo senza fine, dove l’imperativo biblico si distorce in un “andate, e sterminatevi”. Non è stata questa la prima sparatoria in una scuola elementare e ce ne furono, in Kentucky, in Tennessee, in Virginia, dove anche bambini fecero fuoco su bambini. Ma una messe di sangue così tenero, così indubitabilmente limpido, neppure questa oscena divinità aveva mai preteso.Nelle prossime ore scopriremo che Adam Lanza, il giovane di origine italiana – in una regione che pullula di italo-americani – anche lui poco più di un ragazzo – che ha vuotato i caricatori di almeno quattro armi automatiche e sparato cento colpi sui bambini della Sandy Hook Elementary School dopo avere ucciso la madre insegnante, era un malato di mente, afflitto da inimmaginabili turbe. Sarà di nuovo la solita, inutile storia che leggemmo per Columbine, per il Politecnico della Virginia, per il cinema di Boulder e cento altre volte. Inutile perché soltanto gli adoratori di quella divinità possono ancora credere che “non siano le armi, ma gli uomini a uccidere”, come si sono affrettati a scrivere in tweets, sui blog e su Facebook centinaia di persone terrorizzate al pensiero che il governo federale, gli Stati e il Congresso cerchino di chiudere l’armeria privata.

Anche se, e non accadrà, il presidente Obama, lo Fbi, le polizie locali che da anni invocano norme restrittive almeno sulle armi di tipo militare, riuscissero a stringere un poco i rubinetti del commercio di morte, troppo grande è ormai l’arsenale perché si possa tornare indietro. Nel domandarci “chi” e “perché” questo ventenne italo americano di mite classe media, figlio di un’insegnante, allevato nella quieta noia di sobborghi alla Charlie Brown abbia potuto concepire una strage del genere contro i propri fratellini, infatti si evita sempre di porre la domanda essenziale: il “come”.

Qualunque tarlo consumasse il cervello di questo sciagurato infanticida e suicida (chi compie un’impresa simile sa di essere condannato a morire sotto i colpi della polizia e lo vuole) è ovvio che sono state le armi ad essere ciò che i militari chiamano il force multiplier, il moltiplicatore di potenza che trasforma un uomo qualunque in una macchina da guerra. Ma la fede nel diritto costituzionale a possedere un’arma, che in realtà la Costituzione scrive in maniera molto ambigua pur essendo stata concepita sull’onda di una ribellione armata con gli inglesi ancora vogliosi di rivincita, acceca ogni capacità razionale, ogni possibile logica.

Impedisce anche a un popolo che presume della propria pragmaticità, di vedere che la diffusione di armi da fuoco personale – una pistola in media a testa per 200 milioni di adulti – non ha impedito che crimini violenti venissero perpetrati e rarissimi sono i casi nel quali un assassino, o un malvivente, è stato dissuaso da una vittima armata. Evita di leggere le statistiche implacabili che indicano una proporzione diretta fra le armi e le vittime del loro fuoco.

Ignora le migliaia di persone che sono colpite, per dolo o per caso, dalle stesse pistole che hanno comperato per proteggersi in casa e il “bambino ucciso dal padre mentre pulisce l’arma” non fa più notizia. Neppure il luogo comune della lobby degli armaioli spiega molto, perché l’America ha saputo ribellarsi alla formidabile lobby del tabacco, e sa mettere alla frusta anche “Big Pharma”, le multinazionali della pillola, quando sono sorprese a commercializzare farmaci pericolosi per profitto.

No, la lobby regge perché il dio acceca coloro che vuole perdere, e una volta è la sottocultura punk-gotica, un’altra è il fantoccio di Batman, domani sarà Internet, o sarà Facebook, o la droga, o qualche altro alibi del momento a spiegare senza capire. Non è mai colpa del fatto che il mentecatto – sempre un maschio, si noti, che impugna quel moltiplicatore della propria virilità – invece di sfogarsi a pugni, di brandire una mazza da baseball, di maneggiare un coltello avesse sotto il dito uno strumento capace di sputare tre colpi al secondo, cento in pochi minuti. E quindi trasformarlo nel padrone della vita e della morte in un momento di wagnerismo da sobborgo, gonfio di ebbrezza. Ma chi di noi non vuole offrire le vite dei propri cuccioli all’altare di questa divinità demente non può fare altro che invitarli a chiudere gli occhi e morire tenendosi per mano.

Fonte: La Repubblica.it

Raccontare

Giovanni De Mauro È il direttore di Internazionale.

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Sono uno studente di giurisprudenza di 19 anni. Le posso chiedere tre consigli che si sentirebbe di dare a un ragazzo che vuole diventare giornalista?–Elia Baggio

1. Impari l’inglese. Subito. Senza perdere tempo. Metta da parte tutto quello che sta facendo, prenda il primo biglietto low cost per Londra, cerchi un lavoro qualsiasi con cui pagare una stanza e un corso serale. Resti all’estero almeno sei mesi, se possibile un anno. Impari a parlare, leggere e scrivere l’inglese benissimo. E se già lo parla bene, lo migliori. Parlare bene l’inglese le sarà utile sempre, anche se dovesse scegliere un altro mestiere.

2. Legga. Moltissimo. Di tutto. Romanzi, saggi, racconti, inchieste, reportage. Segua i suoi gusti, i suoi autori preferiti, le sue passioni. Si formi un’opinione. E se vuole tre libri sul giornalismo, cominci con L’affare Watergate, di Carl Bernstein e Bob Woodward (Garzanti). È il racconto dei due reporter del Washington Post che con la loro inchiesta contribuirono alla caduta di Richard Nixon. Vale cento manuali di giornalismo. PoiIl giornalista quasi perfetto, di David Randall (Laterza). Come si riconosce un buon giornalista? Cos’è una notizia? Da dove arrivano i buoni articoli? Per finire Post industrial journalism, un saggio di C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky. È appena uscito. Se cerca con Google lo trova sul sito della Columbia journalism school, gratis, in inglese (vede perché è importante parlare bene l’inglese?). In 122 pagine c’è il futuro del giornalismo.

3. Scriva. Sempre. Tutti i giorni. Un tweet, un post, una lettera, un articolo. Rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta, ha la fortuna di avere a disposizione uno strumento straordinario: internet. Lo sfrutti. La rete è la sua più grande alleata, per fare ricerche, per entrare in contatto con altri giornalisti, per cominciare a raccontare le sue storie anche se non lavora in un giornale. Cerchi di scrivere in modo chiaro e semplice. Non abbia paura di far rileggere i suoi articoli a qualcuno di cui si fida prima di pubblicarli. Esca. Si guardi intorno. Sia curioso. Faccia domande. Il mondo è pieno di storie incredibili che aspettano solo di essere raccontate. E i buoni giornalisti non saranno mai abbastanza.

Internazionale, numero 979, 14 dicembre 2012