Falchi nel deserto

Le foto dei falconieri arabi nel deserto di Dubai, dove la falconeria è uno sport molto popolare

 

Mideast Emirates Falconry

 Mideast Emirates Falconry

 

La falconeria è una delle tradizioni più antiche degli Emirati Arabi: in origine i falchi erano utilizzati solo per la caccia ma negli ultimi anni l’attività di addestramento è diventata uno sport molto popolare. Mentre le tecniche di addestramento sono rimaste sostanzialmente immutate, la diffusione della falconeria ha portato una serie di innovazioni nel trattamento dei rapaci: a Dubai esiste una clinica dedicata esclusivamente a questi animali, il Dubai Falcon Hospital, dove ai falchi viene inserito un chip sottopelle, applicato un numero alla zampa e, su alcuni, installato un trasmettitore satellitare per seguirne i flussi migratori. Negli Emirati Arabi i falchi hanno addirittura posti riservati negli aerei.

 

APTOPIX Mideast Emirates Falconry

 

FONTE: ilpost.it

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La nuova costituzione egiziana

La tanto discussa nuova costituzione egiziana, redatta dai sostenitori islamici del presidente Mohamed Morsi, è stata approvata con il 63,8% dei voti in un doppio turno referendario, la commissione elettorale suprema ha annunciato ieri, martedì 25 Dicembre 2012.

Circa un terzo dei 52.000.000 di egiziani si sono recati alle urne secondo il sondaggio, ha riferito il presidente della commissione, Samir Abul Maati, in una conferenza stampa al Cairo. Le cifre confermano quelle date dai Fratelli Musulmani che avevano sostenuto la nuova Carta. Abul Maati ha respinto le accuse dell’opposizione secondo cui falsi giudici avrebbero supervisionato alcuni dei sondaggi, una delle numerose accuse di frode da parte del Fronte di Salvezza Nazionale all’opposizione.

La Carta, è stata ufficializzata dopo settimane di proteste che han provocato ondate di violenza in gran parte del Paese.

Prima che i risultati fossero stati annunciati, Mohamed ElBaradei, una delle figure di spicco dell’opposizione egiziana, dichiarato che la Costituzione è “intrinsecamente illegittima”, perché non garantisce i diritti fondamentali per i cittadini. Il Fronte ha poi annunciato che non cesserà la sua lotta, con la prospettiva di perdurante instabilità nella nazione più popolosa del mondo arabo.

Fonte:France24

Primo Ministro indiano appello alla pace

Il primo ministro indiano Manmohan Singh, ha sollecitato a mantenere la calma dopo il brutale stupro di gruppo di una giovane donna a bordo di un autobus, che ha scatenato violente manifestazioni per le strade di New Delhi.

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Il primo ministro indiano Manmohan Singh si è appellato alla popolazione dopo la crescente ondata di indignazione pubblica per lo stupro di gruppo di una giovane donna che ha portato a scontri tra polizia e manifestanti nel cuore della capitale durante il fine settimana. Singh, che ha affrontato le feroci critiche a causa del silenzio a riguardo della faccenda dello stupro, ha promesso azioni contro quello che ha definito un crimine “mostruoso”. La vittima 23enne, che è stata aggredita e poi gettata da un autobus in movimento a Nuova Delhi, rimane in ospedale in condizioni critiche.

“Mi appello a tutti i cittadini a mantenere la pace e la calma. Vi assicuro che faremo tutti gli sforzi possibili per garantire la sicurezza e delle donne in questo paese”, ha dichiarato Singh in un discorso televisivo alla nazione.

La polizia ha barricato le strade che portano all’India Gate, un imponente Arco di Trionfo in stile monumentale ai caduti nel centro della città, che è diventato il centro delle proteste da parte degli studenti universitari. Molte stazioni della metropolitana avvolte dalla nebbia cittadina  sono state chiuse, ostacolando i movimenti in città di 16 milioni di persone. L’indignazione per lo stupro e per la lenta ed inefficace risposta è ciò che ha mosso verso la piazza e ad alzare le proprie voci molti manifestanti e commentatori politici, azione che ha oscurato la visita ufficiale dal presidente russo Vladimir Putin. Le autorità indiane hanno affermato che la conferenza stampa congiunta di Singh e Putin sarebbe stata spostata presso la residenza del primo ministro invece che nei pressi del’Indian Gate.

Lo spasmo della violenza durante il fine settimana ha visto le forze di polizia utilizzare manganelli, gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti in tutta la città. Le proteste sono avvenute anche in altre città indiane, ma sono state più tranquille. La ferocia delle manifestazioni nella capitale, spinte dal dilagare dei social network, sembra abbia colto di sorpresa il governo. Singh ha fatto il suo primo commento sulla violenza in una dichiarazione di Domenica, una settimana dopo l’evento.

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Nuova Delhi ha il più alto numero di crimini sessuali tra le principali città indiane, con una violenza  in media ogni 18 ore, secondo i dati della polizia.

Dove evitare la fine del mondo

Ci sono due località, una in Francia e una in Italia, che dovrebbero sfuggire alla profezia dei Maya: Bugarach e Angrogna

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Come immaginate la fine del mondo? Grandi esplosioni, inondazioni, terremoti, voragini? Qualsiasi sia la vostra visione dell’Armageddon che si dovrebbe verificare tra poco più di una settimana, sappiate che qualcuno ha già scoperto come salvarsi. Non in cima ad una piramide Maya, nemmeno al centro del cerchio di megaliti a Stonehenge, né tantomeno ai piedi dei Moai dell’Isola di Pasqua. La salvezza è molto più comoda e vicina, talmente comoda che offre due scelte:Bugarach, in Francia tra Carcassonne e Perpignan, e Pradeltorno, frazione di Angrogna, in Piemonte.
Queste due località minuscole, abitate da poche centinaia di abitanti, non verranno sconquassate dall’Apocalisse, che evidentemente si fermerà un centinaio di metri più a valle, visto che si tratta di due paesini di montagna (Pirenei francesi e Val Pellice, Alpi Cozie). Da cosa nasca la loro presunta salvezza è un mistero, ma qualcuno già da anni ha cominciato ad indicare i due luoghi come i predestinati a sopravvivere al 21 dicembre 2012. Diverse storie e leggende ammantano di fascino Bugarach e Angrogna.

Per quanto riguarda il paesino francese, è da decenni che il turismo esoterico fa tappa lì, essendo considerato un luogo magico ed energetico, in particolare per la presenza del Picco di Bugarach, montagna che dal punto di vista geologico presenta una strana conformazione. Secondo molti, gli aerei che sorvolano la zona vedono improvvisamente andare in tilt la strumentazione di volo, secondo altri non sono nuovi gli incontri ravvicinati con extraterrestri, secondo altri ancora, le grotte che il monte racchiude sono pregne di energia esoterica. Grandi nomi del cinema e della letteratura come Victor Hugo, Jules Verne e in tempi recenti Stephen Spielberg hanno soggiornato nella località pirenaica, traendone ispirazione per le loro opere.

Meno ‘new age’ il fascino di Predeltorno-Angrogna, ma comunque identificata come località magica per i rituali che un tempo avrebbero compiuto i Valdesi, confessione protestante un tempo considerata eretica, che ha trovato in Val Pellice il suo rifugio alle persecuzioni. Ad unire le sorti di questi due paesini montani, un grande, inestimabile fattore comune: sarebbe passato di qui (e secondo alcune versioni si sarebbe proprio fermato) il Sacro Graal. C’è chi pensa si trovi ancora a Bugarach, chi dice che giaccia in Piemonte, fatto sta che il calice sacro è stato ‘avvistato’ in entrambe le località.

Per quanto riguarda il piccolo borgo italiano, la vita non è cambiata molto se non per qualche curioso, qualche turista in più o magari giornalista che fa domande riguardo alla profezia dei Maya. Tuttavia per la località francese il discorso è molto più serio: il turismo da fine del mondo ha letteralmente invaso Bugarach! Centinaia di visitatori, tanto che i pochissimi alberghi del luogo (circa 2) sono sempre strapieni, un villaggio tranquillo e pacifico che di colpo vive frenetico come una metropoli, con tanto di speculatori: i prezzi delle case sono preoccupantemente saliti, e addirittura per gli affitti di camere si leggono cifre da capogiro, neanche fossero gli Champs Elysée o Times Square a Capodanno. Il sindaco Jean-Pierre Delord sta cercando in tutti i modi di scoraggiare i turisti da Apocalisse, e le sue dichiarazioni diventano ogni giorno più arrabbiate. Ironia della sorte, potrebbe essere proprio la profezia della non-fine del mondo a cambiare per sempre la vita dell’unico paese che sopravvivrà.

 

FONTE: stile.it/viaggi

“Né Assad né l’Opposizione possono vincere”

Secondo il vice presidente siriano Farouq al Sharaa ne le forze ribelli, che cercano di rovesciare il governo, ne il presidente potranno vincere la guerra civile senza una soluzione negoziata.

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Il vice presidente siriano ha riconosciuto che l’esercito non può sconfiggere le forze ribelli che cercano di rovesciare il regime e ha chiesto un “accordo storico” per salvare il paese dalla rovina. Le rare osservazioni spontanee di Farouq al-Sharaa, un musulmano sunnita in una struttura di potere dominato dalla minoranza alawita di Assad, ha suggerito che il regime assediato può contemplare una strategia di uscita solo quando le forze ribelli si avvicineranno alla capitale, Damasco.

“Non vedo come quello che le forze di sicurezza e le unità dell’esercito stanno facendo potrà portare ad una vittoria definitiva” .

“Tutte queste forze di opposizione non possono portare al rovesciamento del regime ma solo spingere il paese nel caos e un ciclo di violenze senza fine”

“Ogni giorno che passa le soluzioni politiche e militari sono sempre più distanti. Dovremmo essere in grado di difendere l’esistenza della Siria. Non siamo più in una battaglia per difendere un individuo o un regime “.

Sharaa spinge per una soluzione politica negoziata che preveda la formazione di un governo di unità nazionale competente.

Il piano di pace di Teheran

I commenti del vice presidente coincidono con il piano di pace per la Siria delineato da dei funzionari iraniani che parlano di elezioni democratiche che portino verso l’elezione di un nuovo leader a Damasco.

Teheran è l’alleato più vicino e forse l’unico rimasto sul piano regionale ad Assad e l’iniziativa suggerisce un raffreddamento del sostegno da parte dei leader sciiti. L’iniziativa, che sarà quasi certamente rifiutata dall’opposizione siriana, è uno dei segni più chiari che la leadership iraniana sta cercando di coprire le sue scommesse e che vuol rimanere uno dei protagonisti principale negli affari siriani nel caso di un rovesciamento di Assad.

Non è chiaro se i commenti di Sharaa siano stati cronometrati in coordinazione con l’iniziativa iraniana.

“Nonostante la sua retorica, Bashar al-Assad potrebbe ora contemplare una strategia di uscita, quella che gli permetterebbe di cercare rifugio all’estero, con ancora la testa sulle spalle” ha affermato Anthony Skinner, analista della società britannica di analisi del rischio Maplecroft in un’intervista. A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland ha rimarcato che la dichiarazione di Sharaa “parla della pressione a cui il regime siriano si ritrova sottoposto”. “Purtroppo, però, non è cambiato il comportamento dello stesso, tra cui la brutalità che sta infliggendo al suo popolo” ha aggiunto poi.

Figura controversa

Sharaa, 73 anni, da lungo tempo fedelissimo alla famiglia Assad, è stato una figura controversa ma importante dall’inizio del 21° mese della ribellione. All’inizio della rivolta era stato responsabile delegato per lo svolgimento del dialogo con l’opposizione in quanto abile diplomatico e musulmano sunnita, come lo sono la maggior parte dei sostenitori dell’opposizione.

E ‘apparso in pubblico alla fine di agosto per la prima volta dopo settimane che lo davano come disertore.

Sharaa ha offerto una valutazione insolitamente cupa della guerra civile ed ha anche criticato il modo in cui il governo ha gestito la crisi. In una critica velata della repressione, ha affermato che dovrebbe esserci una differenza tra il dovere dello Stato di garantire la sicurezza ai suoi cittadini e “perseguire una soluzione di sicurezza per la crisi”.

Ha continuato affermando che anche Assad non era certo di dove avrebbero condotto gli eventi ma che chi lo ha incontrato sicuramente avrà sentito che: “si tratta di una lotta lunga … e lui non nasconde la sua volontà di risolvere le questioni militarmente per raggiungere una soluzione definitiva” .

Nel mese di ottobre la leadership turca sembrava spinta verso una svolta diplomatica per promuovere Sharaa come possibile figura alla guida di un’amministrazione transitoria che guidi verso la fine al conflitto. “Non c’è leader migliore di Farouq al-Sharaa, per il momento” afferma il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, aggiungendo che Sharaa è uno dei pochi a non esser stato coinvolto nelle violenze e nei massacri.

L’opposizione siriana è profondamente frammentata e varie fazioni sarebbero probabilmente d’accordo sull’accettazione di Sharaa alla guida di un governo transitorio anche se quest’ultimo ha dichiarato che  non è alla ricerca di un ruolo.

Fonte: Al Jazeera

Stop alle armi d’assalto per gli U.S.A.

La lobby delle armi negli Stati Uniti si trova di fronte ad una nuova serie di sfide che metteranno in discussione il potere finanziario e politico.Alcuni degli alleati più importanti, infatti, hanno chiesto una legge che garantisca un controllo e una limitazione sulla vendita ed il possesso di armi, in seguito a quella che è stata una tragedia che ha investito la coscienza del popolo americano e i suoi leader. A Washington, un trio di nuovi senatori, tutti eletti con l’appoggio National Rifle Association, si sono detti pronti a mettere in discussione le leggi sulle armi. La Casa Bianca ha dato un segnale di forte sostegno al Presidente Obama per ripristinare il divieto di possesso delle armi d’assalto.

Ancora lontana, però, la nuova e tanto attesta e propugnata legge sulla regolamentazioni delle armi da fuoco anche se il mondo finanziario è già in fermento. Cerberus Capital Management, uno dei maggiori investitori nel settore, ha dichiarato di voler abbandonare il commercio delle armi. Dick Sporting Goods ha promesso che smetterà di vendere “fucili sportivi moderni”, almeno temporaneamente. Tutto questo sarebbe sembrato impossibile una settimana fa, prima che un uomo con un fucile semiautomatico uccidesse 20 studenti e sei adulti venerdì in una scuola elementare a Newtown, Connecticut, quando improvvisamente il dibattito sulle armi ha assunto più incidenza. “Non c’è bisogno di un fucile automatico per una difesa efficace a casa e di sicuro non ne hanno bisogno per la caccia”  afferma il Rep. Martin Heinrich, un senatore appena eletto nel New Mexico che ha avutol’appoggio dall’ANR. “Questo è davvero troppo potere distruttivo. E sfida il senso comune. ”

L’ NRA, che era rimasta in silenzio dopo la tragedia, ha rilasciato una dichiarazione dicendo che martedì si erano astenuti dal commentare per rispetto delle famiglie Newtown, ma è pronta ad offrire un contributo significativo per assicurarsi che questo non accada mai più. L’organizzazione ha detto che terrà una conferenza stampa venerdì a Washington.

L’industria pistola degli Stati Uniti è stato uno dei più brillanti macchie nell’economia degli Stati Uniti negli ultimi anni, anche attraverso la recente recessione. Quest’anno, collezionato 11,7 miliardi dollari di fatturato e 992 milioni dollari di profitti, secondo la società di ricerca IBISWorld.

La crisi finanziaria e l’elezione di Obama ha visto un aumento delle vendite di armi. Molti acquirenti erano preoccupati per l’aumento della criminalità nel corso della crisi e la prospettiva di nuove regole di controllo delle armi da parte dell’amministrazione Obama. Dal 2007, l’industria è cresciuta ad un ritmo 5,7 per cento annuo. L’industria ha prodotto più di 6 milioni di armi lo scorso anno – un numero che è raddoppiato negli ultimi dieci anni, secondo un rapporto di ricerca. Circa la metà di questi erano pistole, mentre i fucili costituiscono il 35 per cento del totale. Martedì, alcuni dei più grandi produttori di armi nel paese hanno visto il valore della loro azioni in caduta libera. Questo potrebbe esser causato dalla paura di nuove restrizioni sulle vendite delle armi.

Alla Casa Bianca, il segretario Jay Carney ha affermato che Obama è esplicitamente a sostegno delle varie misure richieste dai gruppi di controllo delle armi. Ha proposto una reintegrazione del divieto delle armi d’assalto, scaduto nel 2004. Il Sen. Dianne Feinstein (California) ha promesso di introdurre questo tipo di legislazione il primo giorno del nuovo Congresso che accadrà il mese prossimo.

Fonte: Washington Post

Riconoscimenti per l’opposizione siriana

I funzionari dell’ opposizione siriani erano preoccupati per l’esito dell’incontro di Marrakech “Amici della Siria”.

La Coalizione siriana ha fatto tutti i passi necessari in anticipo per inviare segnali forti al resto del mondo, informando che è in possesso dei requisiti e delle istituzioni necessarie per portare a termine il periodo di transizione. Recentemente hanno unificato le brigate militari, tenuto elezioni a livello amministrativo locale e cambiato l’immagine della male organizzata opposizione siriana.

Ma c’è qualcosa di sbagliato. Perché gli Stati Uniti, Francia e Regno Unito non sono disposti ad armare i ribelli, nonostante le enormi perdite umane e la distruzione di massa?

I funzionari che bevono tè alla menta fresca marocchina stanno ancora cercando di capire come procedere e se la riunione di Marrakech è stata all’altezza delle loro aspettative. Una serie di eventi ha lavorato in loro favore: Rapporti recenti, riportano che Assad potrebbe utilizzare le sue scorte chimiche contro i ribelli e causare ingenti ripercussioni sulla comunità internazionale.

Tuttavia, una dichiarazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha inserito nella lista nera un’organizzazione, al-Nusra, ritenuta di origine terroristiche. Uno shock per l’opposizione siriana. Essi si aspettavano qualche passo avanti, ora sono alle prese con le conseguenze della decisione americana. La coalizione si è scagliato contro la decisione, affermando che al-Nusra non fa parte di nessun ramo di al-Qaeda e che il gruppo gode di enorme popolarità in Siria.

Alla vigilia della riunione, il presidente americano Barack Obama ha formalmente riconosciuto la Coalizione siriana come legittima rappresentante del popolo siriano, aprendo la strada ad una cascata di riconoscimenti e promesse di centinaia di milioni di dollari.

Un leader tribale ha scherzato “Oggi è il 12-12-12, ho avuto la sensazione che qualcosa di buono è nell’aria”, ma la lotta per rovesciare il presidente Bashar al-Assad è sicuramente ancora molto lunga e difficoltosa.

Fonte: Al -Jazeera

Egitto verso una nuova costituzione?

Il presidente egiziano ha annunciato che il referendum sul progetto di costituzione si svolgerà nell’arco di due giorni. Mercoledì, ha dichiarato Morsi che il voto si terrà il 15 dicembre e il 22.

Poche ore prima il Fronte di Salvezza Nazionale (NSF), l’alleanza di partiti di opposizione, aveva chiesto ai cittadini di votare “NO” al referendum e ha definito le condizioni che, se non soddisfatte, si tradurrebbero in un boicottaggio delle elezioni.

L’ NSF ha richiesto un controllo giurisdizionale completo del processo e che le ONG internazionali e locali abbiano permesso di monitorare il sondaggio e anche di terminare le operazioni di voto in un solo giorno. Rapporti dal Cairo hanno riferito che la decisione di spalmare il voto su due giorni, potrebbe portare l’opposizione ad un ritorno in piazza o il boicottaggio del referendum. Tuttavia, nonostante il percorso incerto dell’opposizione, le fonti affermano che una vittoria costituzionale per Morsi e i fratelli musulmani è tutt’altro che certa.

Il progetto di Costituzione, approvato dall’Assemblea costituente il mese scorso, è diventato il centro della più grave crisi politica in Egitto dopo l’elezione del presidente Mohamed Morsi. Manifestazioni di massa sono quasi all’ordine del giorno al Cairo e gli scontri tra i due gruppi, gli oppositori ed i sostenitori del presidente, hanno ucciso almeno sette persone e lasciato centinaia di feriti. La crisi ha reso necessaria una striscia di sicurezza attorno al palazzo presidenziale, il punto focale delle proteste anti Morsi.

Nel frattempo, gli egiziani all’estero, secondo fonti interne del governo, hanno già iniziato a votare per il referendum.

Martedì, nuove manifestazioni sono sate tenute fuori dal palazzo presidenziale dagli oppositori del presidente Morsi, chiedendo il boicottaggio del referendum. Nel frattempo, sostenitori del governo hanno tenuto, anch’essi, una manifestazione esprimendo il loro sostegno alla decisione di Morsi di tenere il referendum.

Fonte: AL-Jazeera