Il Cairo sotto assedio

L’esercito egiziano, mercoledì notte, ha risposto all’appello del presidente Morsi schierando al di fuori del palazzo presidenziale i carri armati; i violenti scontri che stanno destabilizzando molte delle città principali del Paese, il cui epicentro è il Cairo, hanno già causato 3 i morti accertati e centinaia i feriti, secondo quanto riporta il ministero degli interni.

Opposition rally over Morsi decrees

 

Gli scontri, durati tutta la notte, tra i sostenitori e gli oppositori del presidente Mohammed Morsi, al Cairo, hanno causato la morte di 3 persone e il ferimento di oltre 270; una situazione che va ad aggravare la già pressante crisi politica interna dovuta al progetto di una nuova costituzione, decretato dal presidente, e dall’allargamento delle sfere di influenza che egli stesso ha deciso, portandolo ad avere un totale controllo, oltre che sull’esecutivo (ed attraverso la riscrizione della costituzione potrebbe esserci qualche nuovo risvolto) anche sul potere giudiziario.

Una violenta guerriglia è scoppiata ieri, mercoledì pomeriggio, fuori dal palazzo presidenziale di Heliopolis, al Cairo, ed è continuata fino a questa mattina, vedendo lo scontro tra due diversi schieramenti civili, uno che appoggia e l’altro che contrasta il “nuovo faraone d’Egitto”. Stamani la violenza si era diffusa ad altre città, tra cui Ismailia, ad est del Cairo, dove i manifestanti hanno preso d’assalto e dato alle fiamme la sede del partito di Morsi, l’ala politica dei fratelli musulmani. Almeno quattro i carri armati schierati al di fuori del palazzo presidenziale, il traffico si muove attraverso le rocce e i pezzi di vetro sparsi per le strade. Centinaia di sostenitori Morsi sono ancora nella zona, molti avvolti in coperte e altri a leggere il Corano. L’ultima violenza ha sottolineato le nette divisioni nella nazione più popolosa del mondo arabo mentre il paese si dirige verso il referendum del 15 dicembre che vede, al centro dell’attenzione, una nuova costituzione che l’opposizione considera profondamente sbagliata. I leader di entrambi gli schieramenti si sono accusati l’un l’altro per i recenti scontri che hanno sventrato gli islamisti, dividendoli tra sostenitori della Fratellanza ed i salafiti, in contrasto con l’opposizione laica. Gli scontri, nella capitale, sono cominciati dopo che il vice-presidente, Mahmoud Mekki, ha parlato alla stampa per dire che non ci sarebbe alcun sostegno di Morsi, ne all’uno ne all’altro schieramento. Poco dopo, i sostenitori del presidente sono arrivati intorno al palazzo dove gli avversari stavano tenendo un sit-in.

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Dopo che gli scontri sono imperversati per tutta la notta, con l’esplosione di bombe incendiarie, lanci di sassi ed occasionali colpi di fucile, i leader dell’opposizioni hanno annunciato di voler tenere una conferenza stampa mercoledì sera. Secondo quanto affermato da Mohamed ElBaradei, leader dell’opposizione alla riforma, le violenze sono tutte da imputare a Morsi “completamente responsabile per le violenze avvenute oggi in Egitto”.

Le dimostrazioni fanno parte di una crisi politica venuta alla ribalta dopo che Morsi ha emesso una serie di decreti, il 22 novembre scorso, concedendosi poteri senza precedenti che lo hanno posto al di fuori della portata della magistratura. Nel tentativo di sedare la rabbia dell’opinione pubblica, Morsi ha sottolineato che i nuovi decreti presidenziali servono solo a mantenere una stabilità politica  fino all’approvazione di una nuova costituzione. Ma la crisi politica è peggiorata dopo che Morsi ha spinto attraverso l’approvazione del progetto di costituzione, la cui redazione è stata affidata ad un’assemblea costituente a guida islamista.

Nonostante le diffuse proteste, il presidente egiziano ha rifiutato di fare marcia indietro sul referendum del 15 dicembre. Il Fronte di Salvezza Nazionale, l’opposizione della quale fa parte ElBaradei, esige che Morsi elimini il controverso decreto presidenziale e rottami il progetto di Costituzione che limita la libertà e che porta il paese verso l’islamismo.

All’interno del campo islamico, ci sono stati segni di divisioni, con tre membri del team di consulenza di Morsi dimissionari per la crisi andatasi a creare. Seif Abdel Fattah, Ayman al-Sayyad e Amr al-Leithy hanno offerto le loro dimissioni, portando a sei il numero di membri dello staff presidenziale che hanno deciso di allontanarsi dopo il decreto.

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