Cessate il fuoco su Gaza

Il cessate il fuoco tra Israele e la Striscia di Gaza governata da Hamas è entrato in vigore mercoledì sera, mettendo fine a otto giorni di feroci combattimenti e, forse, ponendo le basi per un cambiamento nelle relazioni regionali.

Giovedì mattina 22-11-2012 è entrato in vigore il tanto atteso cessate il fuoco tra Israele e Gaza, la tregua è finalmente giunta dopo 8 giorni di sanguinosi combattimento anche se entrambe le parti interessate sono molto più che scettiche  sull’effettività e la durata dell’accorto mediato dall’Egitto di Morsi. L’accordo ha impedito, almeno per il momento, un’invasione di terra da parte israeliana dopo che fino a ieri sera è proseguito il bombardamento aereo e navale dell’enclave di Gaza e  il lancio di razzi verso Israele che hanno causato la morte di 5 israeliani e 162 abitanti di Gaza, tra cui 37 bambini. La fiducia tra le due parti è veramente risicata; Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha affermato che il movimento islamista rispetterà la tregua ma che risponderà alle eventuali violazioni da parte israeliana.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver deciso di “cogliere l’occasione per una tregua estesa” tuttavia ha poco dopo placato l’euforica dichiarazione aggiungendo che un approccio più severo potrebbe essere necessario in un prossimo futuro. Entrambe le parti hanno subito iniziato ad offrire diverse interpretazioni del cessate il fuoco avvenuto grazie la mediazione del nuovo governo egiziano e sostenuta dagli Stati Uniti, mettendo in evidenza le molte aree di accordo e quelle potenzialmente di discordia. Appena 12 ore dopo la tregua, una dozzina di razzi dalla Striscia di Gaza è atterrato in Israele, mentre le forze israeliane hanno sequestrato 55 sospetti militanti palestinesi in Cisgiordania, ricordando la necessità di sedare le proteste nei territori occupati dopo il conflitto.

Se la tregua tiene, darà tregua a 1.700.000 abitanti di Gaza dopo giorni di attacchi aerei ed al milione di abitanti del Sud di Israele, colpiti anch’essi dai lanci di missili di Hamas, alcuni dei quali han raggiunti Tel aviv e Gerusalemme per la prima vota nella storia. “Allahu akbar (Dio è grande), caro popolo di Gaza che hai vinto,” squillano gli altoparlanti delle moschee a Gaza non appena la tregua ha avuto effetto. “Hai rotto l’arroganza degli ebrei.” Secondo alcuni inviati di diverse testate internazionali nei territori di Gaza, e a Gaza City stessa, un palpabile senso di vittoria si è diffuso in maniera omogenea, oltre alla distensione che ha portato questa tregua che ha costretto gli abitanti della Striscia ad 8 giorni di reclusione forzata. Gli stessi inviati affermano che il lancio dei missili durante la notte, partiti dai territori occupati, è stato solo un’azione limitata e sovversiva di alcuni gruppi militanti in disaccordo con le alte sfere di Hamas.

Ma mentre gli israeliani hanno scelto di non rispondere al lancio di razzi, ulteriori violenze non sono state escluse. “So che ci sono cittadini in attesa di un intervento militare più importante, e forse avremo la necessità di portarlo a compimento”secondo Netanyahu. “Nessuno si illude che questo sarà un cessate il fuoco eterno”, ha detto Michael Herzog, un assistente del ministro della difesa Ehud Barak. “Ma c’è una possibilità che potrebbe tenere per un periodo di tempo significativo, se tutto va secondo i termini”. Analisti del Medio Oriente come Steven Ekovich dell ‘Università Americana di Parigi hanno avvertito che la tregua è precaria. “Questa è una lunga storia e la storia ci ha portato ad essere scettici sugli accordi di cessate il fuoco”.

cambiamento regionale
Il conflitto è scoppiato in un Medio Oriente già scosso dalle rivolte arabe dello scorso anno che hanno rovesciarono alcuni leader appoggiati dagli USA, tra cui l’Egitto di Hosni Mubarak  e da una guerra civile in Siria, dove il presidente Bashar al-Assad sta lottando per la sopravvivenza e dove la violenza continua anche se passata in secondo piano dopo l’escalation di violenze tra Israele e Gaza. Parlando in una conferenza stampa il Mercoledì, segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che ha contribuito per mediare l’affare a fianco del presidente egiziano Mohammed Morsi, ha descritto “un momento critico” per la regione. “Il nuovo governo egiziano sta assumendo la responsabilità e la leadership che ha a lungo fatto di questo paese una pietra miliare per la stabilità regionale e per la pace”. “Voglio ringraziare il Presidente Morsi per il suo impegno a disinnescare la situazione a Gaza e porre fine alla violenza”.

Il Cairo ha dovuto camminare su di una linea sottile tra le sue simpatie per Hamas, un ramo della Fratellanza Musulmana a cui appartiene lo stesso presidente Morsi, e la necessità di mantenere il trattato di pace con Israele vigente dal 1979 ed i suoi legami con Washington, principale donatore di aiuti economici.

Da Tel Aviv, Chris Moore, corrispondente di France24 ha ribadito che c’era un chiaro senso della dinamica del cambiando nella regione. “Gli israeliani sanno che l’Egitto è  pronto ad agire come garante della sicurezza di Israele ma, come dimostrato finora, che l’Egitto, insieme alla Turchia e Qatar, ora è molto più vicino alla causa palestinese.”

Mercoledì scorso il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha accusato l’Iran, forte sostenitore di Hamas, di intenzioni negative a Gaza, così come in Libano, Siria e Iraq. “[Hamas] non possiede armi a lungo raggio fino a 75 chilometri, queste sono armi iraniane. L’Iran ha una grossa fetta di responsabilità”. L’Iran ha reagito con rabbia e negato la fornitura ai militanti di Gaza del famigerato razzo Fajr 5. “Le osservazioni presentate da mr. Fabius sono dovuti alla mancanza di attenzione alle realtà prevalenti in Medio Oriente”, ha risposto il portavoce del ministero degli esteri Ramin Mehmanparast.

Fonte: France24

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