“Cancelliamo Gaza”

Mentre  il mondo guarda inorridito i tormenti che si stanno perpetrando nella striscia di Gaza e mentre i leader occidentali e non, chiedono a gran voce una tregua ed un cessate il fuoco attraverso l’appoggio di quell’unico paese in grado di mediare una pace tra le due parti in gioco quale è l’Egitto o, attraverso un’appello diretto e quantomai disperato, Israele, ma anche Hamas ed i gruppi ad esso affiliati, si arroccano dietro scuse, avvertimenti e palleggi di colpe e responsabilità. Le ultime dichiarazioni del primo ministro israeliano sembravano aprire uno spiraglio  verso la possibilità di un accordo di pace o tregua, sottolineando tuttavia la necessità di un atto unilaterale da parte opposta prima che sia varata la scelta di uno stop agli attacchi che han causato in tutto più di 100 morti. Hamas chiede a gran voce la smilitarizzazione dell’area, lo stop del controllo diretto da parte di Israele e la libertà per il popolo palestinese che lo sostiene.

La linea diplomatica e della mediazione non viene però apprezzata dalla totalità della popolazione dello Stato ebraico, in molti chiedono che il governo prosegua con il pugno di ferro contro la striscia di Gaza dichiarando che il diritto di Israele all’autodifesa è sacro ed innegabile, che il diritto a difendere i suoi cittadini non deve essere messo in discussione contro i terroristi palestinesi. Non tutti naturalmente sono per questa linea, ci son state manifestazioni pro e contro la guerra, ragazzi israeliani che hanno manifestato per la pace e chiesto che il proprio paese fermi la violenza e scenda in campo con il dialogo.

D’altra parte le frange estremiste non mancano nemmeno in un Paese che si trova in un’area fortemente instabile, quelle frange che se lasciate libere potrebbero destabilizzare la fragile e delicata situazione politica che si è instaurata nel corso del secondo dopoguerra. Stiamo parlando di quegli estremisti di destra che il 15 Novembre 2012 hanno manifestato contro la linea “troppo morbida” del governo nel rispondere agli attacchi subiti da Hamas. In prima linea in questa manifestazione è un parlamentare israeliano, Michael Ben-Ari, il quale sostenuto da un drappello di infuocati ha urlato per le strade rivolto a Netanyahu per “eliminare e radere al suolo l’intera striscia di Gaza..trasformarla in un cimitero” tra slogan e bandiere i manifestanti han chiesto a gran voce che lo stato si impegni di più contro i terroristi, questo il termine utilizzato, spiegando che gli abitanti della striscia hanno scelto quella vita, di essere rinchiusi in un territorio arido e militarizzato, di scegliere Hamas come rappresentante, il tutto in nome di un’autodeterminazione inesistente. Gli insulti piovono senza risparmiarsi contro i palestinesi ma anche contro la sinistra che propugna una linea più morbida, l’espulsione dei “dissidenti di sinistra” per questi manifestanti è un’obbligo ma anche la minore delle sorti che gli riservano, paragonati agli arabi, i quali sarebbero “nati dallo sperma nazista” e che “proseguono da 80 anni la loro politica del terrore contro gli ebrei” “che dio vi prenda tutti” proseguono gli slogan anti arabi.

Le parole sono grevi e cariche di odio “il popolo chiede la vittoria (quella definitiva), chiede la guerra”. Le parole più pesanti però sono quelle del ministro, soprattutto perchè gravate dalle carica pubblica che detiene, oltre che dal significato stesso. “lasciate che l’IDF dia qualche calcio in culo e in faccia”, i termini aulici, come in qualsiasi manifestazione populista ed estremista si sprecano, “fuori la sinistra, la sinistra a Gaza” per poi affermare, come detto prima, “basta con gli accordi, bisogna entrare e prenderli a calci in faccia” mentre in sottofondo la salmodia ripete “cancelliamo Gaza”. Le parole più forti vengono tenute per ultime “Perchè solo 200 voli e 15 morti? perchè non 15 voli e 2000 morti?” riecheggia la voce del parlamentare amplificata da un megafono tra urla di giubilio e orgoglio di giovani e vecchi. “dico a Netanyahu, prima di dare ai tuoi cittadini cibo o qualsiasi altra cosa, dai loro sicurezza. Sicurezza significa la cancellazione di Gaza”.

Luca Ghilardi

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