L’Iran avverte contro l’armamento ai ribelli

L’Iran, che questa volta ha mostrato una lungimiranza e una presa di posizione a guardia della stabilità, ha messo in guardia contro l’invio di armi ai ribelli siriani, dicendo che tale comportamento metterà in pericolo la stabilità regionale e potrebbe far aumentare il rischio di terrorismo. Il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi ha tenuto un discorso a Teheran domenica a riguardo dei colloqui tra i funzionari siriani ed i gruppi d’opposizione tollerati dal presidente Bashar al-Assad ancora in corso, affermando che “alcuni paesi stanno prendendo in considerazione di armare l’opposizione con armi pesanti.” Salehi ha agiunto che tale fornitura di armi costituirebbe un pericoloso precedente e costituirebbe “un intervento chiaro negli affari di un paese indipendente.”

(Queste affermazioni potrebbero richiamare alla mente dei lettori la vicenda libica, in cui l’occidente, ma soprattutto l’Europa, ha sentito il bisogno di affermare la propria presenza in un campo ideologico, come quello libico, dove le divisioni settarie e religiose, nonchè tribali erano e sono tutt’oggi un punto nodale della questione, lungi dalla comprensione della politica occidentale. L’intervento europeo, con l’imposizione della No-Fly Zone e l’invio di armi ai ribelli libici ha scatenato una guerra che al giorno d’oggi non è ancora risolta, lasciando il paese (e la regione che gravita attorno alla Libia) in uno stato di quasi anarchia.)

Il discorso del ministro iraniano fa capolino dopo le dichiarazioni dei ministri degli Esteri dell’UE, di cui il primo ministro inglese è stato il primo sostenitore, che si riuniranno a Bruxelles lunedì per discutere la revoca dell’embargo sulle forniture di armi alla Siria (ai ribelli siriani NDR). Già la Russia aveva messo in guardia che la fornitura, delle armi alla coalizione sarebbe una grave violazione del diritto internazionale. Il diritto internazionale sancisce che parti terze, in questo caso l’UE, non possono fornire armi ne supporto ad un gruppo ribelle che combatte contro uno Stato sovrano, quale il governo di Bashar al Assad. La Francia, anche questa volta, ha pubblicamente dichiarato che favorirà l’invio di armi difensive per l’opposizione siriana, dopo aver riconosciuto il nuovo gruppo Syrian National Coalition decidendo di ospitarne un ambasciatore a Parigi. La Siria di Assad ha criticato la decisione francese come “ostile” e ha pertanto continuato a sferrare attacchi nel sud del paese. Il posto di inviato della Coalizione Nazionale in Francia dovrà essere riempito dall’accademico Makhous Monzer, anche se non è ben chiaro se questo accadrà prima o dopo la costituzione e il riconoscimento del governo provvisorio.

“La Francia si comporta come una nazione ostile”, ha affermato il ministro siriano della riconciliazione nazionale, Ali Haidar, mentre era a Teheran. “E’ come se si volesse tornare ai tempi dell’occupazione”, ha aggiunto, richiamando alla memoria il mandato francese in Siria dopo la prima guerra mondiale.

La coalizione di opposizione, formata a Doha l’11 novembre, si impegna a costruire un governo di transizione composto da rappresentanti di tutti i gruppi etnici e religiosi schierati fianco a fianco nel conflitto siriano anche se si rifiuta di impegnarsi con il regime di Damasco prima della partenza di al-Assad.

Continua la violenza

Nel frattempo la guerra si sposta verso i confini Sud della Siria dove domenica l’artiglieria israeliana ha risposto ad un attacco di quella siriana che aveva fatto esplodere un mezzo dell’esercito. “Alcuni colpi sono stati sparati contro i soldati dell’IDF (esercito israeliano)sulle alture del Golan Centale”, ha dichiarato un portavoce dell’esercito affermando anche che non è rimasto coinvolto nessuno.

L’artiglieria siriana, nel frattempo, ha iniziato un pesante bombardamento del quartiere meridionale di Al-Hajar al-Aswad, a Damasco, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Aleppo e la provincia 46, secondo quanto riportato da attivisti sul campo e medici impiegati negli ospedali civili e militari, sono da settimane sotto un pesante assedio da truppe di terra e artiglieria. Fuoco di artiglieria ha anche colpito le province di Daraa nel sud e Deir Ezzor nell’est, dove i ribelli sabato hanno riportato di aver preso l’aeroporto di Hamdam, fondamentale per il regime come base per gli elicotteri da guerra.

Secondo fonti autorevoli, il conflitto che dura ormai da 20 mesi ha portato il conto dei morti a circa 39mila.

Fonte: Al-Jazeera

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