I primi sei giorni di Gaza

I raid aerei israeliani contro obiettivi di Hamas a Gaza sono entrati nel loro sesto giorno, così come il bilancio delle vittime del conflitto sempre più numerose. I militanti hanno risposto con il lancio di razzi, mentre si intensificano gli sforzi internazionali per raggiungere una tregua.

Riassunto degli eventi:

– Il numero di morti dopo sei giorni di violenze è salito ad almeno 88 persone metà dei quali civili.

– Durante la notte missili israeliani hanno colpito oltre 80 obiettivi.
– Gli abitanti di Gaza temono un’escalation di violenza e possibile offensiva di terra israeliana.
– Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è diretto al Cairo per colloqui sulla tregua.
– Israele ha insistito sul fatto che, se gli attacchi dei militanti di Gaza cesseranno i lanci di missili verso Israele, Israele cesserà l’attacco.
– Il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha visitato Israele domenica ed ha insistito sulla pace affermando: “la guerra non è un’opzione”.

Israele ha bombardato decine di siti sospetti dei guerriglieri nel territorio governato da Hamas nella striscia di Gaza nel mentre son stati lanciati razzi palestinesi dall’enclave. Gli sforzi internazionali si intensificano per raggiungere un accordo di pace.
Dieci civili e due comandanti di campo della fazione del Jihad islamica sono stati uccisi durante i raid aerei, almeno 30 altri palestinesi sono rimasti feriti, portando il bilancio delle vittime da sei giorni di scontri a Gaza a 85.
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon è in arrivo al Cairo per spingere sul cessate il fuoco guidato dall’ Egitto che confina con Israele e Gaza e le cui radici islamiche al governo hanno ospitato i leader di Hamas.
I media israeliani riportano di una coalizione recatasi al Cairo per mediare una soluzione di pace attraverso l’Egitto, unico interlocutore delle parti in lotta.

I persistenti attacchi provenienti da Gaza, secondo Israele potrebbero presto degenerare in una risposta che si sposti dai bombardamenti aerei ad un’operazione di terra all’interno dell’impoverito enclave. Tali dichiarazioni hanno alimentato le preoccupazioni delle potenze mondiali che guardano verso una regione già di per se poco stabile e facilmente infiammabile.
Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che ha visitato Israele domenica ha affermato che il suo paese è pronto a mediare una tregua. “La guerra non è un’opzione, non è mai una scelta Ci sono due parole chiave: urgenza e cessate il fuoco“, ha dichiarato ai giornalisti a Tel Aviv.

Gallagher Fenwick,inviato a Gaza per FRANCE24 riporta che coloro che vivono nell’enclave temono che Israele intensificherà la sua offensiva piuttosto che cessarla. “Se si considera la realtà sul terreno, i razzi di Hamas e altri militanti che continuano incessanti la risposta aerea di Israele, la via per la pace è ancora lontna”. “In questo momento un sacco di persone a Gaza stanno confrontando questa operazione con la grande offensiva israeliana di quattro anni fa. Essi credono che il livello di violenza questa volta non abbia ancora raggiunto il suo apice”.

Mentre Hamas e altre fazioni islamiste disprezzano la pace permanente con lo Stato ebraico, offerte di mediatzione per un cessate il fuoco unilaterale stanno piovendo da molti angoli del globo ma ognuna delle parti in gioco ha posto l’onere sull’altro.
Izzat Risheq, assistente del capo del politburo di Hamas, scrive su Facebook che Hamas accetterà la tregua solo dopo che Israele “fermerà la sua aggressione, terminerà la sua politica di omicidi mirati e solleverà il blocco di Gaza.”
Il vice primo ministro israeliano Moshe Yaalon risponde su Twitter: “Se non cesseranno gli attacchi contro il territorio e i cittadini di Israele, l’attacco non sarà fermato”. Yaalon ha inoltre affermato che Israele vuole la fine dell’attività di guerriglia da parte di Gaza nel vicino Sinai egiziano, una penisola desertica dove l’illegalità è largamente diffusa grazie alla crisi politica del Cairo.

Sostegno occidentale

Le operazione di Israele hanno finora ottenuto il sostegno occidentale per quello che i leader statunitensi ed europei hanno dichiarato essere un diritto all’autodifesa di fronte ad anni di attacchi transfrontalieri anche se sono in crescita gli appello per la fine delle ostilità.

Nel frattempo le vittime civili aumentano da ambo le parti del confine, Netanyahu ha detto di aver assicurato ai leader mondiali che Israele stava facendo tutto il possibile per evitare di causare vittime civili a Gaza.

Le scene che ricordano l’invasione invernale del 2008-2009, carri armati, artiglieria e fanteria sono ammassate in accampamenti lungo il campo sabbioso, la frontiera recintata e i convogli militari. Israele ha anche autorizzato il richiamo di 75.000 riservisti, finora ne aveva mobilitati circa la metà.

L’esplosione di un singolo razzo che causasse danni ingenti, in termini di vite umane in territorio israeliano, sarebbe sufficiente, secondo Nethanyau per far partire le operazioni via terra dell’esercito. Alcuni razzi sono giunti fino a Tel Aviv, capitale commerciale di Israele, ma sono stati abbattuti dal sistema antimissile. Come precauzione contro gli attacchi missilistici nei pressi dell’aereoporto internazionale di Ben-Gurion le autorità dell’aviazione civile ha creato nuove traiettorie di volo. Nessun velivolo sinora è stato intercettato o abbattuto in quella zona ma le misure precauzionali sono per Israele necessarie.
Tregua notturna

Tra la mezzanotte e l’alba di lunedì non c’è stata segnalazione di nessun lancio di missili da parte di Hamas, il confine è stato tranquillo tuta la notte, sino all’alba quando le sirene delle città di confine israeliane hanno suonato l’allerta anche se non ci sono state vittime.
Israele ha bombardato circa 80 siti in tutta la striscia di Gaza durante la notte, secondo quanto riportato dall’esercito, aggiungendo in una nota che gli obiettivi erano “bunker di lancio missilistico, tunnel e le basi di formazione”, così come “gli edifici di proprietà di agenti terroristici”.
L’Obiettivo dichiarato da Israele è quello di esaurire gli arsenali di Gaza e limitare la forza di Hamas per poter fermare il lancio di razzi che hanno tormentato le città di confine israeliane per anni. I razzi hanno ora una portata maggiore, mettendo Tel Aviv e Gerusalemme a portata di lancio.

La città turistica di Eilat è stata considerata dfinora fuori dalla portata dei razzi palestinesi anche se nella notte tra sabato e domenica i residenti affermano di aver sentito diverse esplosioni nei dintorni della città, fortunatamente senza vittime. Eilat si è pensato essere ben fuori della portata di qualsiasi razzo in possesso di Hamas o qualsiasi altro gruppo militante di Gaza ma i guerriglieri hanno di recente sparato razzi verso la città e dei suoi dintorni utilizzando le basi egiziane nel Sinai.

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