“Mi sono ribellata al regime siriano,perciò mio padre ha ucciso mia madre”

IL VIDEO:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=d3ytgihAcoU

Ho conosciuto molte donne durante il conflitto in corso da più di un anno e mezzo in Siria, donne pro e contro il regime, e non riesco a smettere di pensare a loro. Quella della ventunenne Loubna Mrie, raccontata a fine settembre dal giornale degli Emirati The National e oggi dal Guardian (video), è la storia di una donna siriana in esilio in Turchia, ed è anche la storia di una famiglia divisa da un conflitto sempre più diffuso e violento.

Il padre di Loubna è fedele al presidente Bashar Assad. “Lavorava come assassino per il governo negli Anni 80″, racconta la ragazza nel video qui sopra. La madre di Loubna lo aveva lasciato anni fa. Quando la rivoluzione iniziò, la giovane si sentì “fiera d’essere siriana”, ma “quando il primo manifestante fu ucciso a Deraa a marzo, l’intera Siria pianse quel giorno”. Allora Loubna ha lasciato il suo villaggio di Jableh, vicino a Latakia, per viaggiare in altre zone del Paese, per manifestare con gli oppositori e portare medicine ai ribelli. Era apparsa in un video lo scorso 11 agosto, per dire che “non c’è differenza tra salafiti e alauiti”, con il volto coperto dalla bandiera dei ribelli ma con gli occhi e i capelli visibili. E’ stata riconosciuta e, dopo quel filmato, hanno rapito sua madre. Fonti che considera attendibili le hanno detto il 2 novembre che sua madre è morta, e che è stato suo padre a ucciderla.

So che è orgogliosa di me, ma non  riesco a smettere di sentirmi in colpa – racconta la ragazza – So che lui è un criminale ed è pronto a fare qualsiasi cosa per dimostrare di essere fedele al regime”.  Loubna continua a lavorare dalla Turchia con un piccolo gruppo che diffonde notizie sulla rivolta siriana. ”Devo contribuire perché mia madre è stata uccisa per questo, adesso è una questione personale, non riguarda solo il mio Paese. Non voglio che la sua morte sia vana”.

Loubna appartiene al gruppo alauita, minoranza etnico-religiosa di cui fa parte il presidente Assad. Come mi raccontò un altro giovane alauita di Homs, non è facile per loro passare con l’opposizione. Per la loro comunità, sono dei traditori. “Hanno avvertito mio fratello che mi avrebbero ammazzato. Per mesi nessuno ha rivolto la parola ai miei genitori, perché io sono un traditore. Ora sono ricercato. Ho un amico alauita, anche lui attivista anti regime. L’hanno preso, ma prima di metterlo in prigione l’hanno portato in tutti i quartieri alauiti di Homs per farlo picchiare».

Quel giovane è scappato a Damasco, ma scendendo in piazza con altri manifestanti contro il regime, ha sentito gridare: «A morte gli alauiti!». Così l’odio cresce in Siria.

FONTE: corriere.it

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