ROCCA CENCIA,ROMA.FRA COCAINA E RAME

ROMA – L’addetto all’impianto dell’Ama è accucciato di spalle a ridosso di una colonna, in uno dei posti di Roma dimenticati da Dio e dagli uomini. Indossa la divisa, è in orario di lavoro.

VIDEO: “LA COCA E LA DANZA”

http://video.corriere.it/dipendente-sniffa-cocaina-rocca-cencia/b1ebd7b6-2971-11e2-b082-5e60eba3a55f 

L’impianto di Rocca Cencia (Jpeg)

L'impianto di Rocca Cencia (Jpeg)

Rocca Cencia, estrema periferia est, due passi nell’inferno. Poco più in là, oltre il portellone che dovrebbe essere sigillato e invece è irresponsabilmente spalancato, c’è un capannone da cui proviene a folate tanfo irrespirabile. É il deposito Fos, la frazione organica scartata dal processo per la produzione di combustibile. Tonnellate di rifiuti, i nostri avanzi di tutti i giorni, in putrefazione. Concentrazione batteriologica spaventosa.

Il cocainomane porta le mani alla bocca. Sniffa, tira su col naso. Gesti usuali, meccanici. Due, tre volte. Poi si alza barcollando, va verso il magazzino. Entra alzando le braccia, ruota su se stesso. Balla e intona cori da stadio. La voce rimbomba, l’effetto è spettrale. Mentre dalla soglia, senza essere visto, qualcuno tiene il telefonino in funzione Rec e documenta tutto. «Chi non salta / giallorosso è / è…»

L’esagitato ora punta verso la montagna di monnezza, per un attimo sembra che voglia tuffarcisi dentro. Poi si ferma, si piega, raccoglie qualcosa… Lo stato d’alterazione è evidente, pericolosissimo: ma, buon per lui, in un baluginio di coscienza fa dietro front. Torna all’aperto, al riparo dai miasmi pestilenziali.
Pulp Ama. Degrado e sacche di emarginazione inimmaginabili. Nella municipalizzata al centro delle polemiche per le assunzioni familiari, le promozioni ai sindacalisti, gli appalti sospetti accade anche questo.

VIDEO: “FURTO DELL’ORO ROSSO”
Eccolo, uno dei video dello scandalo ambientati nellostabilimento di Rocca Cencia denominato «Ama 2», che tratta i rifiuti indifferenziati. A girare il filmato è stato, qualche settimana fa, un operaio di una quarantina d’anni scandalizzato da ciò che vedeva: le scene di violenza, ma anche l’abbandono di un servizio che necessita di altissimi standard di sicurezza. A tutela innanzitutto dei lavoratori, prime vittime del lassismo; compresi, naturalmente, i dipendenti con problemi di tossicodipendenza.

 

L'ingresso dello stabilimento Ama 2 di Rocca Cencia (Jpeg)

Adesso, all’appuntamento semi-clandestino in un bar sulla Casilina, a un paio di chilometri da Rocca Cencia, avviene lo scambio. Arrivano in tre, il «regista» e due colleghi solidali. «Ecco i filmati, fanne buon uso», sibila l’Uomo del telefonino, allungando il pugno con dentro la chiavetta Usb.
«É giusto scoperchiare il marcio di questa azienda – spiega -. I vertici devono sapere tutto, la smettano di tenere la testa nella sabbia». Lo fai anche per te? Una vendetta? Risposta immediata, quasi uno scatto d’orgoglio: «Diciamo che questi video, se un giorno uno di noi fosse ammazzato sul posto di lavoro, costituirebbero perlomeno un indizio…». Ma lo dice senza rancore, quasi con ironia: «La verità è che io, quando entrai in Ama, ci credevo, volevo dare un senso alla fatica quotidiana… É una questione di dignità: così non si può andare avanti».

 

Nel secondo filmato c’è anche la voce, dell’Uomo con il telefonino. La scena si sposta nel deposito per la selezione dei metalli portati dai nastri: parti meccaniche, utensili, pentole, ferri arrugginiti. Il cellulare torna in funzione Rec : «Questo è perché loro usano la mola per fare il rame, lo staccano dai motori e se lo rivendono, durante l’orario di lavoro», spiega una voce fuori campo: lui.
All’inizio sono inquadrati un frullino e un motore poggiati per terra. Poi, lento zoom su due addetti Ama alle prese con le operazioni di taglio: le scintille rosse dell’attrito con i metalli illuminano il capannone… «É mezz’ora che fanno il rame, con quel frullino. E qua non controlla nessuno!», prosegue implacabile la voce, in un misto di incredulità, sdegno, amarezza.
Rocca Cencia, estrema periferia est, due passi nell’inferno.

FONTE: Corriere.it

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