JOE’S STORY

WASHINGTON – Questa volta i democratici lo hanno sfidato con un sergente della polizia in pensione. Anche lui un uomo che ha portato la stella sul petto. Ma ha potuto fare poco contro Joe Arpaio, detto Joe-io-sono-la-legge. L’uomo che si è definito «lo sceriffo più tosto d’America» ha vinto, per la sesta volta, le elezioni e rimarrà a cavallo per un altro mandato. La Maricopa County (Phoenix, Arizona) è roba sua. In questa distesa arida coordina la caccia ai clandestini o ai narcos.

Se i cittadini lo hanno confermato vuol dire che ne apprezzano i metodi. Arpaio, 79 anni, repubblicano e grande amico del Tea Party, aveva come avversario il sergente Paul Penzone. Lotta impari da queste parti, dove l’ossessione per gli immigrati-invasori e il timore dei narcos condiziona le scelte. Lo sceriffo, oltre al supporto degli elettori, ha avuto molto denaro a disposizione, ben 8 milioni di dollari arrivati dai suoi sostenitori. Una montagna rispetto agli appena 500 mila dollari del povero Penzone. Lontane origini avellinesi, Arpaio ha lavorato come garzone di bottega nella drogheria di famiglia, quindi ha fatto il poliziotto. Per tutta la vita, servendo in divisa da Washington a Las Vegas. Poi l’arrivo in Arizona, terra perfetta per la sua visione estrema. Combatte i contrabbandieri di droga – qui passa uno dei corridoi più ricchi sulla rotta Messico-Usa – ma si dedica senza tregua a rastrellare immigrati.

Oltre alle sue unità, dispone di volontari e forma gruppi che ricordano la «posse» che si metteva sulle tracce dei banditi nell’Old West. Ha anche arruolato i «duri» dello spettacolo che non hanno esitato a calarsi nella parte. Lou Ferrigno, l’incredibile Hulk, e Steve Seagal si sono offerti di aiutarlo come volontari. Celebri – o famigerate – le prigioni della contea. Oltre a quella in cemento, Arpaio si è inventato un campo di tende nel deserto. Condizioni severe. Qui il Sole diventa un nemico: d’estate la temperatura arriva ai 45 gradi. I prigionieri indossano tute a strisce bianco-nere e «sotto», per umiliarli, la biancheria di colore rosa. Guai a chi è beccato con una rivista porno. Da quando i democratici hanno conquistato la Casa Bianca, i rapporti con Washington sono diventati tempestosi. Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine per le retate indiscriminate ma lo sceriffo ha proseguito sulla sua strada prendendo di mira anche Obama. Non solo Arpaio ha accusato il presidente di aver abbandonato l’Arizona ma ha sposato, con entusiasmo, la teoria che il presidente non è nato in America. E poco gli importa che sotto questa amministrazione ci sia stato – nel 2011 – il record di espulsioni. Per l’esattezza 391.953 stranieri, dei quali 188 mila condannati per atti criminali.

FONTE: Corriere

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