E-DAY

Il fatidico giorno tanto atteso dal mondo ma dall’America con la A maiuscola in particolare è finalmente arrivato. Quest’oggi, 6 Novembre 2012, si decideranno le sorti della Casa Bianca. Barack Obama o lo sfidante Mitt Romney? Questa è la domanda che ancora in molti si stanno ponendo, la campagna elettorale è stata turbolenta e a colpi di spot elettorali, che per noi spettatori stranieri potrebbero addirittura sembrare delle buffonate clamorose all’americana in cui la nonnina di turno ti parla di quanto è americana sullo sfondo della bella cucina con la finestra che dai sui monti o la tipica madre americana che da noi utilizzerebbero per la pubblicità della mulino bianco che ti parla di quanto sia stata inconcludente la politica estera di Obama e di come Mitt Romney pensi davvero alla gente come lei (?). Una campagna elettorale, dicevamo, a colpi di spot televisivi e confronti faccia a faccia in cui il presidente in carica ha inizialmente subito gli attacchi dello sfidante, nonostante gli argomenti poco consistenti e che , al giorno d’oggi, non dovrebbero nemmeno far presa (ma stiamo parlando degli USA, non dimentichiamolo). Una campagna elettorale serrata e con un’ospite inatteso, la supertempesta Sandy che ha colpito la East Cost, ma anche le isole a sud degli USA come Cuba, e che ha portato con se, oltre alla devastazione e la paura, anche i critici dell’amministrazione Obama, i quali vedono nella tempesta un atto divino che porta all’attenzione dei cittadini la male organizzazione dei soccorsi.

Già nelle prime ore della mattinata si è cominciato a votare in un piccolo paesino del New Hampshire, dove i primi spogli indicano un pareggio, e lungo tutto l’arco della giornata l’intero paese, fino alle 6 PM di questa sera chiamerà a votare oltre 130 milioni di patriottici cittadini americani. Decisivi saranno i cosiddetti swing state tra i quali il più importante di tutti resta l’Ohio, senza però perdere di vista nemmeno gli altri, Wisconsin e Iowa, fondamentali per i democratici e per Obama stesso per avere sia la presidenza che la maggioranza al senato, necessaria per poter governare. Gli ultimi sondaggi davano il presidente leggermente in vantaggio su Romney ma ancora la paura va a quegli stati come l’Ohio dove la risicatissima maggioranza raggiunta potrebbe cambiare in sfavore e lasciare Obama con le spalle scoperte. Dalla virginia, nel frattempo Romney lancia gli ultimi disperati tentativi di convincere gli indecisi affermando che “..il programma di Obama per i prossimi quattro anni è semplicemente riproporre temi già sentiti nello scorso mandato, Obamacare, prestiti, stimoli e tutto il resto..”.

Ma se l’attenzione degli spettatori è quasi totalmente assorta dalla corsa alla Casa Bianca, oggi alcuni volgono l’attenzione anche su altri referendum proposti dai singoli stati ma che potrebbero influenzare le scelte politiche dei prossimi anni, tra i più importanti, in agenda troviamo la proposta, nello stato di Washington (west coast) di legalizzzazione della marijuana per scopi terapeutici, anche se pure i vicini stati dell’Oregon e del Coloradono stan prendendo in considerazione la proposta. Nel frattempo a Los Angeles e dintorni si discute (e si vota) la legge per imporre ai divi del cinema hard il preservativo, proposta portata avanti da un’associazione che si occupa di malati di HIV nella città divenuta famosa nella letteratura americana e mondiale come la città della libertà sessuale. Nel frattempo il Mayne fa i conti con il referendum sui matrimoni gay mentre viceversa Washington DC e il Maryland fan di tutto per portare avanti una campagna che si impegni a d eliminare questa opzione, già in vigore nelle rispettive aree.

Insomma oggi gli Stati Uniti d’America si trovano a fare i conti con il passato, il presente e il futuro. Obama è stato un buon presidente? I suoi impegni per portare avanti il tanto discusso Obamacare sono stati importanti e apprezzati dagli americani? oppure quegli stessi che lo hanno eletto trovano che le sue iniziative di rilancio economico, seppur solo parzialmente soddisfatte, l’impegno del ritiro delle truppe americane dall’Iraq, almeno iniziato, e l’aiuto che sta portando avanti ai meno abbienti, facendo pesare sulle classi più forti e ricche del paese (così come uno Stato che si definisca tale dovrebbe fare), siano tutte iniziative poco Americane? La scelta migliore sarà il primo presidente nero americano oppure il democratico e primo presidente mormone americano?

Luca Ghilardi

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