La Siria tra guerra e terrorismo

Il quartier generale dell’intelligence americana ha ammesso che dietro gli attentati suicidi in Siria potrebbe esserci un’infiltrazione di Al-Qaeda. L’esercito ribelle minaccia che se non riceveranno aiuti dall’Occidente si alleeranno con i jihadisti. Il direttore del National Intelligence James Clapper ha testimoniato di fronte al senato americano che gli attacchi nelle città siriane a partire dal Dicembre scorso avevano tutte le caratteristiche degli attacchi di Al-Qaeda. “Crediamo che Al-Qaeda dall’Iraq abbia raggiunto la Siria” ha affermato Clapper, confermato successivamente dal governo iraqeno.

All’inizio del conflitto i ribelli utilizzavano armi di piccolo calibro ma mesi dopo cominciarono ad utilizzare armi migliori e a diventare più esperti nella preparazione di ordigni esplosivi. L’attacco a Damasco a pochi metri dal quartier generale  della missione ONU ha portato i jihadisti all’attenzione dei media.  I ribelli hanno ammesso di esser dietro all’attacco ma che l’atto in se è stato compiuto da jihadisti più esperti, probabilmente provenienti da altri paesi come l’Iraq, dove la tattica del terrore è stata largamente utilizzata e sperimentata contro civili e militari USA. Nell’FSA ci sono intere brigate armate , pagate e comandate dal LIFG (Libyan Islamic Fighting Group), un’organizzazione considerata affiliata ad Al-Qaeda e considerata alla stregua di gruppo terroristico dagli Stati Uniti e UK.

“L’Occidente ci spinge verso Al-Qaeda”

L’FSA asserisce che il sostegno ideologico Occidentale non è sufficiente; devono confrontarsi con l’esercito regolare che ha a disposizioni armi pesanti, carrarmati e aerei e che non esitano ad usarli. Quindi i ribelli chiedono più armi e supporto. Teoricamente sarebbero soddisfatti di ripetere uno scenario libico con l’imposizione di una “no-fly zone” e l’impiego di forze straniere impiegate a combattere l’esercito regolare mentre i locali ribelli sarebbero dipinti agli occhi mondiali come i veri vincitori. Dal momento, però, che gli Stati Uniti sono restii a imporre una no-fly zone sulla Siria, causa le imminenti elezioni presidenziali, i siriani si sentono fortemente traditi. “Non vogliamo Al-Qaeda qui, ma se nessun’altro ci aiuterà, faremo un alleanza con loro” afferma Abu Ammar, comandante degli insorti di Aleppo. Una minaccia che suona quasi una ripicca fanciullesca. “E ci potete scommettere che verrà, e faranno un lavaggio del cervello alla gente” continua Ammar. “se Al-Qaeda entrerà ad Aleppo, la città rimarrà la loro base per almeno tre mesi” rincara nuovamente contro l’immobilismo degli USA.

Mentre l’Occidente pretende di far la guerra al terrorismo globale, molti politici non vorrebbero che gli oppositori del regime si unissero ai terroristi, crede Marcus Papadopoulus, un politico analista del Britain’s Politics First. “Conoscendo la storia, si può notare che l’Occidente e l’estremismo islamico non van molto d’accordo ma quando c’è un nemico comune si ritrovano spesso a letto insieme..” “Anche se questo non sarà una sorpresa per i politici occidentali, lo sarà per la gente comune che è stata largamente convinta che il regime di Assad è quella macchina di omicidi di massa e che l’opposizione è innocente”

Nonostante i segni evidenti di organizzazioni terroristiche internazionali che combattono il regime del presidente Bashar al-Assad, il governo siriano si ritrova ulteriormente isolato come conferma la sospensione della Siria dall’Organizzazione per la Cooperazione Islamica. La mossa dovrebbe inviare un ‘messaggio forte’ a Damasco, che il gruppo vede come l’unico colpevole dietro le ostilità in Siria. Intanto, un’altra importante organizzazione ha espulso la Siria dalle sue fila, la Lega Araba.

Gli Stati arabi fanno fronte unito contro il regime alawita siriano, ma il denaro e le armi che pompano verso i ribelli potrebbero finire nelle mani dei gruppi terroristici che orbitano attorno al conflitto e sopratutto all’ FSA. Ciò che molti in Occidente non riescono a riconoscere è che il terrorismo islamico non è necessariamente un termine spregiativo, si tratta di un termine descrittivo, per indicare una tattica di guerriglia che giustifica l’uso del terrore e della violenza per raggiungere obiettivi politici.

I ribelli cominciano a temere l’agenda politica dei jihadisti estremi che si affollano nel loro paese. La tattiche aggressive introdotte potrebbero portare all’FSA la scelta di unirsi agli estremismi stranieri per cacciare il regime e creare uno stato islamista siriano o costruire una “Siria migliore  senza Assad”. L’esempio di una “Libia migliore senza Gheddafi” con le guerre tribali all’ordine del giorno e un abbassamento dei tenori di vita, potrebbe essere un gigante fermo in mezzo alla loro strada, immobile e altissimo.

 

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