Erasmus BYE BYE?

Cosa manca all’Europa? Perché non siamo ancora una USE united states of europe? Cosa hanno oltreoceano che noi non abbiamo? Tralasciamo il fatto che al di là del mare non hanno avuto la Storia che abbiamo avuto noi, non hanno mai conosciuto le divisioni che abbiamo conosciuto noi, i nazionalismi debilitanti e le due guerre mondiali che ci hanno prima allontanato e poi riavvicinato. Eppure siamo qui, con un’Europa, un’UE che arranca, che si è unita economicamente ma che manca di legami politici forti e coesi ( e dio solo sa quanto noi italiani lo vorremmo). Ci ritroviamo ancora per le strade delle grandi città europee a chiederci “Where are you from?” “Italy (risata, ah si berlusconi, bunga bunga.. e via a spiegargli che il Berlusca è stata una parentesi di solo 20 anni.)” “France” “German” “UK” e via dicendo. Cosa manca all’Europa? Coesione, ma più semplicemente, identità. Ecco cosa ci manca, cosa noi non abbiamo che negli Stati Uniti hanno da più di 200 anni.

Come si crea un’identità? La consapevolezza di far parte di un gruppo che ci definisca, che ci renda parte e che ci renda fieri di esserlo?

In tempi di crisi è normale tagliare e potare e falciare e risparmiare ,però, ci devono essere dei limiti, delle definizioni di priorità. Una di queste secondo me deve essere una JOINT ACTION, un’azione che unisca due diversi obiettivi, la necessità di far crescere le giovani menti e quella di lanciarle in mezzo all’Europa che cambia, senza isolarli nei propri Paesi. Questo deve essere il futuro: una mobilità i massa che ci permetta di inserirci in un’unico grande Stato, di permearne i sistemi economici, politici, scolastici ecc ecc. Ed ecco che arriviamo al vero punto che mi interessa toccare, il progetto che ha fatto correre di qua e di là di confini europei più di 3 milioni di studenti: l’ERASMUS.

Questo progetto, che dura da più di 25 anni, è oggi a rischio di estinzione e le istituzioni si stanno mobilitando per chiedere ai governi di mettere insieme 9 miliardi di euro per poterlo salvare e salvare con esso altri progetti interstatali di pari opportunità.

Un’ondata di indignazione ha colpito il web quando la notizia ha fatto il giro dei social network; non è possibile lasciar cadere così una delle più valenti risorse che abbiamo per garantirci un futuro, parlando in maniera comune e non singolarmente, perché se da un lato arricchisce il curriculum personale, dall’altro salda quei legami che i governanti cercano di creare sa mezzo secolo attraverso leggi ed accordi, e ad una spesa minima. Gli accordi internazionali possono avere valore ma se manca la base, un’identità comune, questi accordi hanno lo stesso valore che può avere un marco tedesco del 1923.

Non resta altro da fare che attendere l’anno nuovo e il bilancio annuale, per vedere se saranno stanziati i fondi necessari oppure se verrà barbaramente eliminato ciò che ha fatto sognare studenti da 25 anni a questa parte.

Ecco a voi lettori un link correlato a ciò di cui parliamo ed un’opportunità per farvi un’esperienza all’estero: http://www.scambieuropei.info/

Luca Ghilardi

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