«Cambi sempre idea». «Bin Laden non basta» Obama vince ma Romney non cade

Il presidente è più convincente, lo sfidante non commette passi falsi. Il sondaggio Cnn: Obama 48% , con Romney il 40%

BOCA RATON (Florida) – «Presidente, la Marina Usa di oggi è più piccola di quella del 1917: ha bisogno di 313 navi, ma ce ne sono solo 285. L’Air Force è la più ridotta e vecchia dal 1947: è inaccettabile». «Governatore, abbiamo meno navi rispetto al 1917, è vero. E anche meno cavalli e meno baionette. Sa com’è, le cose cambiano. Ora abbiamo quelle cose che si chiamano portaerei, coi jet che ci atterrano sopra. Poi ci sono delle cose che vanno sott’acqua: si chiamano sottomarini atomici». E’ il momento più vivace del dibattito alla Lynn University di Boca Raton, e anche quello più favorevole a Barack Obama che cerca di appioppare all’avversario – un Romney a tratti graffiante, ma non particolarmente aggressivo – l’etichetta dello sfidante a digiuno di politica estera, che ha in mente schemi vecchi di decenni.VITTORIA AI PUNTI – Alla fine Obama la spunta: i sondaggi “a caldo” sono a suo favore (48 per cento contro 40 quello della CNN, addirittura 58 a 23 quello della CBS, che ha un pubblico un po’ più spostato a sinistra). Ma è una vittoria ai punti: nessun colpo del ko, nessuna “gaffe” pericolosa. Già la settimana scorsa Obama aveva vinto, e in modo anche più netto, ma non gli era bastato ad arrestare l’onda del recupero di Romney. Potrebbe non esserci riuscito nemmeno ieri sera. Il candidato repubblicano ha puntato soprattutto a non commettere errori, a non compromettere l’immagine “presidenziale” che si è costruito nei precedenti due confronti.

BATTAGLIA DIALETTICA – Una battaglia dialettica combattuta soprattutto con l’interdizione a centrocampo a parte qualche contropiede come quello del presidente sulla Russia: «Lei dice che il “reset” non ha funzionato, che Mosca è la principale minaccia, come se Al Qaeda non esistesse. Forse non si è accorto che la “guerra fredda” è finita da due decenni. La sua è una politica estera da anni ‘80». Romney incassa ma non rinuncia a contrattaccare: «Da presidente io non indosserò gli occhiali rosa quando vedrò Putin, non prometterò ai russi più flessibilità, dopo che gli americani avranno votato» (riferimento a un infelice “fuorionda Obama-Medvedev del marzo scorso, ndr)”. Scintille di un dibattito nel quale i due candidati si sono dati battaglia più sull’economia che sul tema della serata, la politica estera.


La gaffe del moderatore: Osama diventa Obama

PIU ECONOMIA CHE POLITICA ESTERA – Le scaramucce non sono mancate, come quella sull’Iraq, con Romney che ha respinto, definendola una falsità, l’accusa di Obama («volevi lasciare 30 mila soldati americani a Baghdad, sarebbe stato un errore madornale»). Ma il candidato repubblicano, efficace nel contestare a Obama una gestione incerta della crisi siriana, è stato, come detto, molto attento a non passare il segno. Così ha evitato di alzare il tono della polemica sugli errori commessi dall’Amministrazione Usa in Libia. E su parecchie altre questioni, pur criticando il modo in cui Obama ha esercitato la sua “leadership”, ha mostrato di condividere le scelte di fondo fatte dalla Casa Bianca: vale per l‘Afghanistan (ritiro entro il 2014), per l’ok all’uso massiccio dei “droni” e per la necessità di restare a fianco del Pakistan nonostante i suoi comportamenti ambigui, visto che non si può abbandonare a sé stesso un alleato che dispone di cento bombe atomiche. Ma anche per il sostegno ai gruppi che hanno alimentato la “primavera araba” e, in fondo, anche per i contestatissimi temi di Iran e Siria: alla fine anche Romney vuole le sanzioni per il nucleare di Teheran evitando l’attacco militare, mentre in Siria vuole aiutare i ribelli, ma senza inviare soldati Usa né armi (non direttamente, almeno).

“Cavalli e baionette” : la battuta di Obama

LIBIA, NORD AFRICA E CINA– Romney, poi, si è detto d’accordo sulla scelta di non salvare Mubarak, anche se adesso accusa Obama di essersi fatto sfuggire la situazione di mano in un Nord Africa ormai incandescente e incontrollabile. 95 minuti di discussione che doveva essere incentrata tutta sulla politica estera. Dell’Europa non si è parlato mai (salvo per un elogio generico agli alleati dell’America), mentre a un certo punto i due candidati hanno spostato a sorpresa la discussione dalla politica estera all’economia, ignorando i tentativi del conduttore della serata – il “grande vecchio” della CBS Bob Schieffer – di ritornare al tema centrale della serata. Quando si discute di Cina la tentazione d tutte e due i candidati è di parlare dei posti di lavoro trasferiti all’estero, della competizione sleale di Pechino che accentua le difficoltà dell’economia Usa. Romney – più efficace in questa parte, nel racconto di un Paese che pesa meno all’estero perché economicamente fragile – accusa Obama di essersi arreso alla Cina. Il presidente replica citando casi in cui le aziende siderurgiche dell’Ohio e della Pennsylvania sono di nuovo in grado di vendere acciaio alla Cina proprio perché il governo Usa ha vinto la causa che ha intentato contro quello di Pechino. Da oggi Obama e Romeny tornano a battere cieli e strade d’America a caccia di incerti, mentre gli strateghi preparano l’offensiva finale: grandinate di “spot” ed elettori contattati uno per uno sulla base dei profili digitali personali accumulati dalle macchine elettorali dei due fronti.

Fonte: Corriere della Sera

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...