EUROPA DI PACE

Il premio Nobel per la Pace 2012 all’ Unione Europea. Tre i punti fondamentali che han portato alla decisione:

  • le disposizioni sul
    la parità tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, la formazione,  ‘avanzamento di  carriera e le condizioni di lavoro, come pure la parità retributiva, le prestazioni di sicurezza sociale e il diritto al congedo parentale;
  • la Carta dei diritti fondamentali, che raccoglie i principi essenziali dell’UE in materia di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
  • un processo tra i più avanzati al mondo per il coinvolgimento diretto e trasparente dei cittadini  nella definizione delle politiche e delle norme europee attraverso discussioni, dibattiti e consultazioni pubbliche.

 

La commissione ha scelto un momento di forte impatto per l’assegnazione del premio, quando cioè, l’Unione stessa si trova nel suo momento di più grande difficoltà economica ma anche politica, quando i suoi stati membri son sempre più indecisi sul futuro della loro stessa creatura. Già in Gran Bretagna il primo ministri Cameron sta programmando un referendum popolare per chiedere di uscire dall’UE mentre in molti altri paesi serpeggia l’idea di sganciarsi da quella che è vista come un titano esausto. Nel momento in cui i BIG vogliono sciogliersi dai vincoli europei, ci sono altrettanti paesi che spingono per poter accedere a quei privilegi che noi diamo per scontati, libero scambio, diritti europei, frontiere aperte, come i paesi balcanici dell’Albania, Croazia, Serbia.

Non era mai successo prima d’ora che il premio Nobel, voluto dal chimico Alfred Nobel, inventore della dinamite ed istituito nel 1985 ed assegnato per la prima volta nel 1901, fosse assegnato ad un’Organizzazione con la O maiuscola come l’UE. Capi di Stato, personaggi politici ed anche associazioni come la croce rossa internazionali sono stati insigniti del prestigioso premio ma mai una vera e propria nazione, ne tantomeno un’associazione di Stati.

Le contrastanti opinioni non mancano e si affrontano a colpi di retorica sui mezzi di informazione, dai partiti populisti, che non vedono l’ora di tornare a quel sentimento romantico della fine 1800, agli europeisti convinti; chiunque tenta di manipolare l’assegnazione del Nobel per sostenere la sua causa. Chi vede il tutto come un grande progetto volto ad accontentare la popolazione europea e chi la vede come il segno dell’ottimo lavoro svolto fino ad oggi.

Eppure, al di sopra di tutti queste retoriche populiste ed europeiste si potrebbe guardare alla faccenda da un punto di vista neutrale: L’Europa se lo merita, se lo merita perché nonostante le difficoltà che la scuotono dalle sue fondamenta non ha abbandonato i suoi membri più deboli, i suoi ideali e i suoi progetti. Bisognerebbe guardare questa faccenda come il possibile punto di svolta che ci può portare al completamento del progetto europeo, una vera e grande Unione, non solo economica ma anche politica ed ideologica. Cittadini europei e non più italiani, francesi, greci, spagnoli, tedeschi ma cittadini europei che solcano il suolo europeo.

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