PIANO 101

E Lawrence dov’è? E Lawrence dove sta? Non credo ci voglia una scienza per venire fino in piazza! Ecco che chiama. Ride. Non lo fanno venire in piazza, quattro taxi si sono rifiutati di portarlo qui. Alla fine per quelle 2 personcine che stanno manifestando.. Meno male che è intervenuto Dady che ha parlato con il taxista. Si siede vicino a me al tavolino dell’entrata della scuola. A volte mi sembra così stanco.

Gli chiedo quanto è durata la rivoluzione. 18 giorni mi ha detto. Inizia a raccontare e intanto mi viene in mente che ho parlato con i due giornalisti oggi proprio della rivoluzione. È proprio vero non si parla d’altro.

Un o degli italiani mi racconta che lui c’era. Paradossalmente e forse fortunatamente gli scontri si erano concentrati solo in pochi punti. Due strade più in la potevi trovare un bar gremito di vecchietti che guardavano in televisione quello che succedeva proprio dietro di loro. Un consiglio che mi ha dato; la situazione inizia a diventare critica quando iniziano a vendere maschere antigas in metropolitana e quando la gente smette di fumare la shisha davanti ai bar. Credo che me ne ricorderò!

Dady racconta. Mi dice che la situazione è degenerata quando la polizia ha iniziato ad attaccare i manifestanti. Ma anche se non sono equipaggiati come lo era la polizia i manifestanti a volte hanno la meglio. La polizia non è abituata a combattere contro la massa.

Di nuovo la situazione mi sembra surreale. Dady stanco semi accasciato sulla sedia che mi racconta come ha combattuto. Dietro di lui il ventilatore gira rumorosamente, la scuola ormai è vuota e in sottofondo sento gli slogan dei sostenitori di Morsi.

E poi c’è stato il piano 101. Dady mi spiega che è il piano finale del governo. L’ultima speranza per loro per riottenere un po’ di ordine. Il piano consisteva nel mandare a casa la polizia e aprire le porte delle prigioni. Di tutte le prigioni. Ora immaginatevi il terrore solo all’idea di avere un paese intero nella più completa anarchia con in circolazione l’elite della criminalità egiziana per le strade. Truffatori, assassini, ladri… tutti gentilmente a vostra disposizione!

Per incrementare il panico il governo faceva partire qualche colpo di qua e di là. La gente non sapeva cosa fare. A questo punto Dady si illumina. Ritrova tutte le energie e con un orgoglio smisurato mi dice “è qui che si vede la genetica degli egiziani”.

Si sono riuniti tutti, si sono uniti per salvare le proprie case (sembra una frase da propaganda ma credo ci si possa tenere al suo significato letterario). Dady mi racconta che tutti quelli del loro vicinato hanno fatto una riunione. Hanno chiesto chi potesse essere esperto in sicurezza e proprio vicino casa loro abitava un generale. Il generale ha fatto un piano. Chiuso il quartiere con legno e altri materiali, hanno interdetto l’accesso alle macchine e fatto un grande fuoco al centro del quartiere. Si sono organizzati turni di guardia e ognuno faceva la sua parte. Dady veniva prima in piazza Tahrir poi andava a fare i turni a casa.

E allora sorge spontanea la domanda; in Italia potrebbe mai succedere una cosa del genere, o l’anarchia regnerebbe sovrana? Noi non lo sapremo mai forse in un futuro.. come si dice? Ai posteri l’ardua sentenza..

È arrivato Lawrence, è giù che mi aspetta! Chiudo la porta della scuola, sono un po’ sotto shock, forse ancora non ho realizzato quanto importante è questo momento per gli egiziani, soprattutto ora. Intanto vado a fare due foto ai manifestanti anche se loro forse non saranno troppo d’accordo..

Ingrid Ganthaler

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