GIORNO UNO

Chiedo già scusa in anticipo per lo scarso entusiasmo. Probabilmente se avessi scritto questa lettera subito dopo essere scesa dall’aereo magari avreste letto qualcosa di diverso.

Si perché subito dopo il volo ero la persona felice ed ebete per eccellenza. Quando eravamo ancora per aria ho visto il Cairo. Forse non mi sono spiegata bene, Il Cairo. È una distesa inimmaginabile di case di cartapesta color sabbia. Stanno su per non so quale miracolo forse lo stesso che le fa sembrare vuote di giorno e sovraffollate di notte. Una distesa di edifici attaccati gli uni contro gli altri senza che abbiano un attimo di respiro, vicini come la vera Umma dovrebbe essere. Che bello! Non vedevo l’ora di scendere e scoprire il mondo. Quasi mi ero dimenticata del vecchietto che stava per tirare le cuoia in aereo. Se uno ha una bomboletta di ossigeno se fossi stata il pilota ma neanche sotto tortura l’avrei fatto salire! Infatti la conseguenza di tutto questo è stato il panico da parte di una ragazza in maglietta rosa, vitino da ape e lunghe ciglia di cammello (forse per chi ha in mente la bellissima letteratura pre Momo questi riferimenti rendono di più). E quasi mi stavo dimenticando del mio compagno di viaggi! Credo si possa definite un tipo particolare. Ha grandi obbiettivi nella vita e sembra trovarsi a suo agio in qualsiasi situazione. Può quasi sembrare una persona seria e carismatica e non so per quale motivo mi ricorda Lawrence d’Arabia!  Ma chi ce la fatto fare?  Un paio di chilometri più in la ed eravamo al mare, tranquilli e senza troppi problemi.

Si perché sta volta integrarsi mi riesce più difficile. Non per la famiglia! Loro sono la mulino bianco versione cappuccino! Mulino cappuccio. Scusate è il caldo.. Dady mi ha detto che oggi ce n’erano 40.

Proprio Dady mi è venuto a prendere. Scesi dall’aereo ci sono venuti a prendere con tanto di cartello! Io non capivo più nulla, non avevo chiuso occhio dalle 3 e finalmente c’ero anche io..

Subito ci hanno divisi. Ma non m’importava.. Dady mi parlava in inglese, che caldo penso io. Lungo il tragitto mi fa vedere un obelisco, mi racconta di 36 cugini che ha e che non ci stanno tutti in casa. Io gli racconto che ne ho due.. Mi dice altre mille cose che in questo momento non mi ricordo.. Qualcosa con il museo più grande del mondo e.. bè non importa perché l’immagine più bella ce lo fissa nella mente. CIAO PIRAMIDI due o addirittura tre! Dady dice che ormai loro sono abituati e non le notano neanche. Peccato però almeno io le vedrò tutti i giorni andando avanti e indietro dalla scuola!

Se scuola… Adesso ci arrivo…

Insomma mi porta a casa e c’è la Ummy (mamma) con i due pargoli. Facciamo le presentazioni – io intanto so di cacca di vacca – mi fanno vedere la camera. Due porte, una da sul “giardinino”. Un tavolino, un armadietto, un lettone a una piazza e mezza e una finestra. Il bagno tutto mio non era quello che mi immaginavo. Un water, un lavandino e una doccia ma senza cabina. Presumo serva per pulirsi dopo aver purgato tutte le colpe, ma se così fosse.. la doccia, dov’è? Mi laverò a pezzi per 6 settimane. Non è un problema.

Spacchetto tutto, mi preparano il…cibo.. Alle 5 di pomeriggio cosa si mangia? Pranzo molto in ritardo? Cena molto in anticipo? Merenda molto sostanziosa? Comunque ha fatto bene..

Da lì poi più il nulla.. Ho dormito fino al mattino seguente dove il mio entusiasmo è stato smorzato.

La mia scuola è composta da 3 stanze, il bagno e la cucina il cui stato riflette quello del Cairo. Faccio lezioni individuali perché non c’è nessun’altro a parte me. Non ho visto nessuno. Mi è stato detto poi in seguito che esistono altri studenti, in special modo altri 2 italiani.

Insomma ho passato la giornata a scuola facendo 6 ore di frontale arrivando a fine giornata distrutta.

Uscendo da scuola sono andata con Dady a prendere il Kushry (tipica pietanza egiziana con tutto) per cena (io mangio per i cavoli miei che la family non è tenuta a cibarmi) e poi al supermercato a prendere colazione e quaderni. Era molto divertente perché io vagavo da sola mentre Dady mi seguiva a 3 metri di distanza… sembrava un bodyguard… Ho appena scoperto che le mele egiziane sanno di mele nostre. Vi interessa? A me si..

Comunque nel bel mezzo della disperazione Allah ha voluto guardare in basso e vedere la sua pecorella smarrita un po’ più smarrita del solito e l’ha fatta chiamare dal suo amicone Lawcrence. Per fortuna si è fatto la sim egiziana e ho riacquistato un po’ di contatti con il mondo. Tuttavia quando ci siamo sentiti più tardi sembrava una scena tragicomica. Tutti e due eravamo nella desolazione più totale. Lawcrence è in appartamento con un possibile squilibrato mentale e siamo a 20 minuti mezzora l’uno dall’altro. Ci siamo chiesti tutti e due cosa ci facessimo qui.. Forse le nostre mele le importano dall’Egitto..

Comunque so che quello che più vi preme è la piazza.. Midan Tahrir (piazza Tharir) è al momento accessibile! Anche perché se non lo fosse io non ci arriverei a scuola. Ci sono ancora affissi striscioni con slogan ma l’unica forma di protesta che ho visto era quella di una donna e uomini sdraiati per terra. Per il resto la vita scorre normalmente. C’è anche da dire che sono due giorni in cui la gente va a votare e che quindi tutto è fermo. Si dice che se ci devono essere disordini allora sono previsti per lunedì.

La sensazione che mi sta dando ora è che se perde tutto. Nel caos che regna questa città si perde tutto e forse anche quel desiderio di libertà di cui porta il nome la piazza. Vedremo lunedì se il caldo e la pigrizia innata degli egiziani saprà calmare gli animi o se dovrò cambiare sede.

Ingrid Ganthaler

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